“Attenti a quei due”: i poli opposti del pensiero

Testa o cuore, giusto o sbagliato, facile difficile, lo faccio o non lo faccio. Spesso nel lavoro mi capita di ascoltare come le persone guardino il mondo attraverso due lenti, due messe a fuoco che cercano di cogliere una direzione verso cui andare, una rotta da seguire nei mari impervi della consapevolezza. È straordinario come i poli ci orientino nella nostra vita, nelle scelte e nei pensieri di tutti i giorni, un costante piano B verso cui oscillare.

Ma cosa succede se una situazione ci è chiara, chiari gli elementi, i fattori che ci hanno condotto proprio lì, chiare le alternative e le conseguenze, eppure continuiamo ad attuare un comportamento che non ci piace? Nonostante tutto continuiamo a sentirci inefficaci, ripetiamo ciclicamente situazioni spiacevoli e otteniamo risultati insoddisfacenti. Se da un lato i poli opposti ci forniscono un’alternativa, dall’altro sono estremi, una corda tirata in una fionda, pronti per essere lanciati contro il fallimento dell’aspettativa. Se molti segnali ci fanno intuire che una certa situazione è sbagliata, difficilmente riusciremo ad andare avanti se non ascoltiamo quell’unica motivazione che non abbiamo considerato. Se molte cose ci sembrano più difficili del previsto, non è perché non stiamo facendo la cosa giusta.

Se tutto intorno sembra nero, non è perché hanno portato via il bianco. Se un piano nella nostra testa è scorrevole e lineare, non potrà essere completo fin quando non considereremo i nostri bisogni. Tra una cosa giusta ed una sbagliata esistiamo noi, con il nostro mondo di bisogni e necessità. Del resto per creare elettricità non basta solo il polo positivo e quello negativo, occorre metterli in contatto.

dott.ssa Enrica Vanni