Bullismo e cyber bullismo, antiche dinamiche d’odio e nuovi strumenti

Il bullismo esiste da sempre. Chi di noi non ricorda il compagno timido delle medie preso in giro, infastidito o picchiato costantemente dai ‘più svegli’ della classe? Chi non ricorda la ragazzina fragile snobbata e umiliata dalle stesse amiche del quartiere? Chi di noi può dirsi così virtuoso da non essersi mai fatto beffa di qualcuno più debole? Pensiamoci bene. Nella storia di ognuno di noi c’è sempre, almeno un episodio, in cui non ci siamo messi nei panni dell’altro e lo abbiamo giudicato, sbeffeggiato, insultato con le parole e con i gesti, compiuto azioni che hanno danneggiato un’altra persona o la sua reputazione.

Il cyber bullismo esiste da pochi giorni. O almeno la sua definizione. È solo del 17 maggio 2017 la legge nazionale sul cyber bullismo e del 31 maggio 2017 la presentazione della proposta di legge da parte della Regione Molise; la numero 184 su iniziativa del consigliere Salvatore Micone, attualmente al vaglio della IV Commissione che, molto probabilmente, presto approderà in Consiglio regionale. C’è una teoria secondo la quale un fenomeno non esiste se non esiste prima la sua stessa definizione, possiamo quindi dire che il cyber bullismo ha cominciato ad esistere da meno di un mese. O almeno questo accade a livello delle Istituzioni che sembrano essersi accorte solo ora, con massima urgenza, di questa ‘nebulosa oscura’. Perché solo ora? Perché sono cresciuti i suicidi dei giovani? Perché dopo l’Ice Bucket Challenge del 2014 che invitava tutti a fare una doccia ghiacciata per sostenere la ricerca sulla SLA (sclerosi laterale amiotrofica) siamo passati al Blue Whale Challenge in cui fantomatici tutor invitano gli adolescenti a suicidarsi? (è di questi giorni l’ammissione da parte della trasmissione ‘Le Iene’ di aver usato video non riconducibili ad alcun fenomeno Blue Whale per confezionare l’omonimo servizio televisivo).

Cosa sta succedendo ora? Nel nostro tempo così pieno di dogmi e certezze?

Sta accadendo che ci siamo dotati di uno strumento molto potente quale il web. Una rete che ci ha messo tutti in connessione. Costantemente. In ogni luogo. E l’interazione tra esseri umani genera confronto, creatività, fiducia, amicizia, amore ma anche conflitti, odio, manipolazione e, in alcuni casi, morte. Questo accade nel web così come nella vita reale. Soltanto che alla vita reale siamo abituati da oltre 250.000 mila anni, mentre il web esiste da soli 26 anni (era il 6 agosto 1991 quando l'informatico inglese Tim Berners-Lee pubblicò il primo sito web). Ma si tratta pur sempre di un ambiente in cui coabitano e interagiscono esseri umani, con le loro caratteristiche individuali, la loro intelligenza e i loro sentimenti più vari. Mai come in questo 2017 si è parlato di pericolo associato al web. Migliaia di articoli sono stati scritti, centinaia di eventi sono stati dedicati al tema della violenza online, dell’hate speach, del reclutamento dei terroristi online, del cyber bullismo, dell’istigazione al suicidio, della distruzione della moralità, delle nuove forme di dipendenza dalle tecnologie. Mai come in questo 2017 giornalisti, comunicatori, educatori e professionisti del web hanno posto l’attenzione sul tema della libertà della rete e la necessità di creare regole, confini, censure. In almeno due di questi eventi ai quali ho preso parte il tema centrale è stato proprio l’odio online: Parole O_Stili a Trieste dal quale è emerso il Manifesto della Comunicazione non ostile, un decalogo rivolto a tutti, un codice etico di comportamento per far sì che il web resti un ecosistema vivibile e Il festival del Giornalismo a Perugia dove i Ceo di Facebook hanno riconosciuto il fenomeno della circolazione dell’odio sui social network e hanno adottato misure per cercare di contenerlo. È chiaramente difficile poter convivere in un ecosistema come quello del web complesso e in costante e rapidissima trasformazione senza dotarsi di strumenti. Ma quali? L’educazione al web prima di tutto.

Benvenga quindi la legge regionale se, seguendo la proposta del Consigliere Micone, prevederà la necessità di “sensibilizzazione e di informazione, e favorirà iniziative di carattere culturale, sociale, ricreativo e sportivo, corsi di formazione e programmi di assistenza, iniziative di recupero e gruppi di supporto, partendo dal presupposto che, prevenire sia il più efficace mezzo di contrasto ad atti di bullismo e cyber bullismo”. Ben venga quindi l’educazione che stimoli i più giovani ad un approccio critico del mondo che li circonda, non solo quello virtuale. Necessario è inoltre tornare a inculcare il senso di responsabilità individuale di ognuno di noi. Ogni azione fatta in rete, amplificata dai social e indicizzata dai motori di ricerca ha un’eco enorme e velocissima che genera conseguenze importanti in tempi brevissimi. Ecco quindi la necessità di insegnare la responsabilità di ogni parola e ogni azione condotta in rete. Ma un piccolo esercizio quotidiano che tutti noi possiamo fare è quello di iniziare ad avere un comportamento responsabile in rete, evitando le parole d’odio, i comportamenti aggressivi, cercando sempre di verificare le fonti delle notizie che leggiamo e condividiamo sulle nostre bacheche, interrompendo le catene costruite su contenuti negativi o nocivi per altre persone. Il bullismo così come il cyber bullismo sono prima di tutto comportamenti generati da umani e, solo in secondo luogo, amplificati ed estremizzati dal web. Ripartendo dall’educazione degli umani anche il web sarà un posto migliore.

Valentina Fauzia