“Ero straniero e ancora lo sono”

Oltre 70.000 le firme raccolte a sostegno della legge di iniziativa popolare che propone di cambiare le politiche sull'immigrazione

Da poco conclusa la raccolta firme per la campagna “Ero Straniero, l’umanità che fa bene”, promossa dai Radicali italiani, Fondazione Casa della carità “Angelo Abriani”, ACLI, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto e CILD. Sono oltre 70.000 le firme raccolte a sostegno della legge di iniziativa popolare che propone di cambiare politiche sull'immigrazione e superare la Bossi-Fini, promossa da Radicali Italiani ed Emma Bonino, Fondazione Casa della carità "Angelo Abriani", ACLI, ARCI, ASGI, Centro Astalli, CNCA, A Buon Diritto, CILD con il sostegno di centinaia di sindaci e di associazioni. La legge non è più adatta a gestire il complesso fenomeno della migrazione. Una campagna importante che ha visto insieme tanti soggetti e ha smosso l’opinione pubblica su un tema così attuale e importante. L’Italia, da Paese di emigrazione massiccia e che continua ad avere ogni anno una quota non proprio marginale di nuovi emigranti, è diventato ormai a pieno titolo Paese di accoglienza, ma, mostra sempre più, sull’onda della propaganda, delle emergenze presunte o tali, e dell’inadeguatezza politica la sua incapacità in tale compito. E il primo problema, credo, sia proprio l’incapacità a comprendere innanzitutto il fenomeno.

Nel rapporto 2017 “Italiani nel mondo curato” dalla Fondazione Migrantes si legge: “In questo processo di partenze e rientri, di permanenze temporanee, di periodici spostamenti emerge la necessità che la mobilità diventi sempre più un processo dinamico di relazioni e non una imposizione di qualche nazione su un’altra. La mobilità travalica, oggi, i confini nazionali e, in uno spazio sempre più globale, deve diventare “ben-essere” condiviso, di molti e tra più persone. Oggi assistiamo sempre più a una “mobilità da spinta” quando invece essa deve essere spontanea e accompagnata con la valorizzazione delle persone, di chi sono e di cosa sanno fare nei luoghi più diversi. È questa, probabilmente, la libertà di movimento auspicata dai padri fondatori dell’Unione Europea, un “immenso appartamento”dove sentirsi a casa in qualsiasi stanza e dove le proprie capacità possano non solo essere messe a frutto nel migliore dei modi, ma anche essere valorizzate al meglio delle possibilità per il comune e reciproco arricchimento e progresso. Il sogno non lo si è mai pienamente raggiunto e, in questo momento, purtroppo si allontana sempre più. Alcuni, infatti, hanno pensato che la libertà non potesse riguardare tutti, ma solo alcuni mentre chi è ritenuto privo di questo diritto va fermato.

Ed è così che la faticosa “politica dei ponti” sta lasciando sempre più spazio alla “politica dei muri” e che la memoria storica di un tragico passato di guerra, soprusi, dittatura e povertà si sta affievolendo sempre di più. Il grande paradosso di oggi sembra quello di sapere e sapere fare sempre di più ma, allo stesso tempo, di dimenticare con leggerezza e velocità ciò che si è imparato. La cultura finisce per essere il mero possesso di innumerevoli nozioni e non il prendere coscienza delle cose traendo da esse i benefici per la relazione con gli altri. L’uomo da solo non ha senso, ma lo acquisisce insieme all’altro, dal confronto e dallo sprono reciproco a fare sempre meglio e ad essere migliore.”

Dunque, non si tratta solo di numeri, di scelte politiche, ma di “sogno”, di costruzione della società del domani, in cui i nuovi cittadini non saranno soltanto legati all’etnia, ma soprattutto alla continua mobilità che muove persone e popoli interi in cerca di nuove “case”, spazi e Terre da abitare. Imprescindibile in questo senso, il tema dello Ius Soli, su cui anche il Papa coraggiosamente invita la politica ad agire e non a strumentalizzare le paure. E’ un diritto prima che una concessione o un calcolo di possibili ritorni elettorali o economici.

COSTRUIRE NUOVI PERCORSI EDUCATIVI

Sensibilizzare e costruire nuovi percorsi educativi, a partire dalla scuola e dai luoghi di formazione. I dati, per chi ama i numeri dicono che non esiste una emergenza numerica, come potrebbe sembrare, ma un problema di giusta e dignitosa accoglienza e integrazione, che non vuol essere perdita di identità, ma di culture e storie che si incontrano e che convivono pacificamente. E’ un processo in evoluzione, che non si può combattere, ma gestire. La politica, vede il problema, e non la possibilità, che il fenomeno nasconde. La società civile è molto più sensibile e attrezzata della politica stessa. Ci sono storie di ordinaria e pacifica accoglienza, storie di integrazione e di promozione della persona, immigrata o italiana che sia. In prima linea asscoiazioni, Ong, la Chiesa stessa, e tante altre forze positive della società.

SERVE LA MEMORIA DI CIÒ CHE SIAMO STATI

Serve memoria di ciò che siamo stati, per affrontare meglio il presente. In un’intervista al mensile VITA il noto attore, scrittore e compositore Moni Ovadia afferma: “L'Italia è nata da un meticciato tra un turco, un uomo scuro, e un'autoctona. La grande Roma nasce dal meticciato. Ci siamo già dimenticati dei 30 milioni di italiani emigrati per fame. E che 4 milioni e mezzo di loro furono clandestini e tanti morirono in mare. Tanti di loro furono anche respinti e vissero in miseria. Vendevamo schiavi al Belgio per lavorare nelle miniere di carbone. Abbiamo dimenticato l'episodio di Marcinelle quando morirono 262 minatori italiani nella miniera di carbone Bois du Cazier.

Erano nostri connazionali obbligati, pena la galera, a scendere a 2mila metri nelle budella della terra per poi strisciare nei cunicoli a lavorare. Scavavano e puntellavano per 12 ore al giorno. E se sbagliavano morivano sepolti vivi. Questa è la nostra storia. Non dobbiamo dimenticare cosa eravamo. Freud diceva che ogni rimozione ritorna sempre come patologia. Ecco perché la memoria è importante. Per ricordarci la gloria del riscatto dalla miseria. Dalla nostra miseria”. Si tratta di stringere un’alleanza che permetta di gestire al meglio il fenomeno migratorio e in generale della mobilità.

Esistono esempi e strumenti virtuosi come gli SPRAR, che purtroppo stentano a decollare. Forse perché si preferisce speculare sull’accoglienza piuttosto che creare condizioni favorevoli e rispondere alla responsabilità inalienabile per ogni stato di accogliere chi bussa alla sua porta e vi arriva in modo drammatico, come raccontano i barconi che quotidianamente attraccano sulle nostre coste. Non si può naturalmente trascurare la denuncia delle cause della emigrazione forzata, come ci ha ben ricordato Papa Francesco in visita a Lesbo: “Oggi uniamo le nostre voci nel condannare lo sradicamento, per denunciare ogni forma di svilimento della persona umana. Da quest’isola di Lesbo spero che abbia inizio un movimento mondiale di consapevolezza, affinché l’attuale corso possa essere cambiato da quanti tengono in mano il destino delle nazioni e a ogni casa, a ogni famiglia, a ogni cittadino siano restituititi pace e sicurezza.

Purtroppo non è la prima volta che denunciamo le politiche che hanno condotto queste persone nell’attuale impasse. Tuttavia c’impegneremo fino a quando non avranno fine l’aberrazione e lo svilimento della persona umana. Non serve dire tante parole. Solo chi vede gli occhi dei bambini che incontriamo nei campi profughi è in grado di riconoscere subito, nella sua interezza, la «bancarotta» di umanità e solidarietà dimostrata dall’Europa negli ultimi anni a queste persone, e non solo a loro”.

Adriano Cifelli