Il percorso della ragione verso la verità

Il compito della ragione umana è costruire la verità. Si tratta di un cammino complesso fatto di progressive composizioni di saperi. Ogni atto della ragione è sempre un pensiero nuovo. Le composizioni non sono, come si sostiene da parte di empiristi o materialisti, sommatorie di nozioni provenienti dall’esperienza sensibile, bensì elaborazioni, creazioni, coinvolgimenti, unificazioni, accoglienze e interrelazioni tra saperi diversi. Comporre i saperi è possibile perché la ragione incunea nel mondo della soggettività e della particolarità, il bisogno della oggettività, della unitarietà e della universalità. Gli atti della ragione sono in sequenza pagine di un pensiero unitario sempre nuovo, frutto della composizione dei saperi e tendente ad ulteriori progressive composizioni. Comporre è costruire la verità. Il cammino della unificazione spesso impone l’espulsione, dal mondo interiore, di concetti, di espressioni e di parole non più coerenti o poco significative per la costruzione della verità.

E’ necessario, a questo punto, definire le qualità della ragione umana per fugare quelle minimizzazioni di origine empiristica che la riducono a strumento di registrazione e catalogazione di stimoli interni od esterni. La ragione trova nel superamento continuo dei propri limiti, la più grande delle sue peculiarità e delle sue capacità. Scrive Giovanni Paolo II che la ragione, se segue le leggi che le sono peculiari e la caratterizzano, è continua apertura alla trascendenza e continua ricerca del principio di tutte le cose. Che la ragione sia necessaria apertura alla trascendenza e a Dio, lo hanno dimostrato e ancora lo attestano due millenni di cultura filosofica, teologica, artistica e letteraria. L’Occidente è caratterizzato da una costante tensione verso una realtà coinvolgente ed avvolgente l’intera storia umana.

Il cammino della ragione è stato turbato allorquando, nel secolo diciottesimo, stimolati da uno straordinario sviluppo della scienza e della tecnica, alcuni autori ne come stabilito le tappe e la stazione finale, del tutto invalicabile, e hanno uguagliato la verità alle conquiste scientifiche e tecnologiche. Una visione offensiva della grandezza della ragione ridotta a misurazione di dati tecnici frutto di sensibili osservazioni. Il “cogito ergo sum” dal quale ha avuto origine la filosofia soggettivistica moderna, afferma la derivazione dell’essere soggettivo dal pensiero ma questo non vuol dire che il cogito sia inclusivo del possesso della verità. Lo stesso Cartesio sottolinea che il pensare è conseguente ad intuizioni fondamentali che anticipano e soccorrono l’operato della ragione. La verità corre verso la mente umana quando la mente umana cerca la verità. E’ impossibile sottrarsi alla suggestione che la verità sia la sapienza di Dio, sia Dio stesso.

La storia di Dio è la storia di un padre che corre verso l’uomo, sua creatura e questo vuol dire la storia della sapienza divina che corre verso la sapienza umana per illuminarla e correggerla. La ragione non raggiungerà mai la verità assoluta se non chiuderà completamente gli occhi alle sollecitazioni fisiche e non si ergerà al di sopra delle trame storiche di ogni tempo. La ragione ha bisogno di Dio: la verità è la manifestazione di Dio. Non possiamo non sottolineare come oggi si faccia un uso distorto del concetto di verità. “La mia verità”, “La verità del gruppo o del partito” “Ognuno ha la propria verità”, “La mia verità si scontra con quella di mio fratello”, sono tutte espressioni che derivano da una parziale interpretazione, quella che fa della verità l’insieme dei pensieri del singolo soggetto nonché l’insieme delle metodologie di apprendimento utilizzate dallo stesso soggetto. Così si parla di verità giuridica, di verità economica, di verità politica, di verità filosofica, di verità religiosa. Una verità parcellizzata non può essere che parziale. Noi siamo per un’unica verità, quella insegnata da Gesù che parla della infinita misericordia di Dio.

Egidio Cappello