Il sacerdote, apostolo dell’ascolto

Proseguono gli incontri di Formazione Permanente per il clero della diocesi di Isernia-Venafro.

Lo scorso 10 ottobre, nel salone della parrocchia di “S. Giuseppe Lavoratore” ad Isernia il vescovo Mons, Camillo Cibotti ha incontrato i sacerdoti, i religiosi e i diaconi della diocesi per il consueto appuntamento di formazione permanente durante il quale, ogni mese, vengono proposti alla riflessione del clero argomenti di vita pastorale e spirituale.

Due i temi trattati in quest’ultimo incontro: il primo riguardante alcune indicazioni desunte dal recente documento della CEI “Lievito di Fraternità” sulla formazione del sacerdote; il secondo su alcuni spunti di riflessione alla luce del questionario sui giovani in vista del prossimo sinodo dei vescovi. Relativamente al primo punto, mons. Cibotti ha fatto riferimento al testo del sopraindicato documento CEI sottolineandone alcuni passaggi salienti. “Il prete - ha detto - deve saper esercitare l’Apostolato dell’ascolto per essere “strumento della tenerezza di Dio”, educando con lo stile e le virtù del pastore”. Su questo aspetto sacerdotale il vescovo si è soffermato in modo particolare esortando i presbiteri presenti a saper donare attenzione e cuore alle persone che li accostano e non aver paura di spendere del tempo per ascoltare le loro istanze e i loro bisogni. Proprio su questo punto i fedeli spesso rimproverano ai loro parroci di avere poca pazienza e di pensare spesso ad altri impegni penalizzando il dialogo e l’ascolto fraterno. “Le incombenze connesse al ministero - dice il documento - non possono prendere il sopravvento e trasformare il sacerdote in un burocrate o un funzionario”.

Il sacerdote deve essere capace di incarnare la “profezia” di una fraternità vissuta e testimoniata. Per questo il testo del documento “Lievito di Fraternità” è attraversato da una costante preoccupazione per la maturazione umana del presbitero, strettamente connessa a quella spirituale. «Contemplando il Cristo, che ha assunto il volto dell’uomo a partire da quello più abbandonato, il ministero ordinato accosta le persone con umiltà e gratuità, attento a cogliere in ogni dimensione umana un’attesa a cui la speranza cristiana è chiamata a offrire risposte. Tale spessore di umanità si forma vivendo con cuore aperto e sincero le relazioni quotidiane, secondo uno stile pastorale che già in sé si rivela una forma di evangelizzazione».

L’altro punto affrontato da Mons. Cibotti è stato, poi, l’analisi del questionario lanciato dalla CEI, riguardante il mondo dei giovani e il loro rapporto con la fede, in preparazione al prossimo sinodo dei vescovi 2018. Un’analisi dalla quale emerge un quadro non dei più confortanti. Insieme ai rilievi positivi fatti dai giovani intervistati ve ne sono, però, degli altri molto critici nei confronti della Chiesa, dei suoi rappresentanti e della fede com’è vissuta nelle nostre realtà locali. Con la schiettezza che li contraddistingue, i giovani interpellati fanno una radiografia molto dura e pungente della vita di fede mettendo il dito nelle piaghe tuttora aperte della Chiesa. Una Chiesa che è sempre più chiamata ad aprirsi al dialogo con le nuove generazioni e che sia in grado di adottare nuove strategie e nuovi linguaggi col mondo giovanile, oggi sempre più relativista e indifferente. Concludendo il suo intervento, il vescovo ha voluto, infine, sintetizzare i due punti proponendo ai parroci le due linee principali verso cui dirigere la loro azione pastorale per questo nuovo anno, ossia maggiore attenzione alla Pastorale Familiare e alla Pastorale Giovanile, che dovranno essere particolarmente curate nel corso di questo prossimo anno pastorale.

 

don Francesco Bovino