“Il sole splende lo stesso”, un sogno sul dondolio di un’altalena

Da Petrella Tifernina, paesino in provincia di Campobasso, un videoclip che denuncia lo spopolamento del Molise e lancia un messaggio di speranza.

Immaginate di dondolare su un’altalena, in uno dei luoghi del cuore, di quelli che hanno accolto le vostre risate di bambini, che conservano ricordi di ore spensierate, custodi di segreti e sogni condivisi tra amici. Dondolii che svettano verso il cielo e affidano alle nuvole i pensieri. Su quell’altalena si è ritrovato Giorgio Prigioniero, giovane cantautore molisano, in uno dei suoi ricordi nostalgici, balzato molti anni in avanti, assieme al suo amico immaginario Ernesto. Ernesto che deve partire, lasciare il suo paese nel quale è nato e cresciuto, dove ha coltivato sogni e speranze, costruito legami e ricordi. Ernesto non vuole andar via e salutare quell’altalena che rappresenta la sua vita e si sfoga con un amico, uno di quelli che da sempre accompagna le sue giornate. E cosa fa un amico quando sei triste? Ti tira su il morale. Così Giorgio intona un allegro motivetto e inizia a canticchiare versi in rima. Le parole corrono veloci, “scappano” dalla sua bocca e saltellano sulle corde della sua chitarra. “Scappa scappa il poliziotto, scappa scappa il cappellaio, scappa il ladro e il sultano...”. Il ritornello inizia a risuonare nella testa di Ernesto e gli strappa un sorriso, quasi a volergli dire che la tristezza alla fine va via e “il sole splende lo stesso”. Ernesto finalmente è rasserenato e Giorgio scende dall’altalena per portare la sua musica sorridente altrove, a tutti gli Ernesto che sono costretti a lasciare la propria terra e i propri affetti per cercare lavoro.

“Il sole splende lo stesso” diventa così un manifesto sociale, una denuncia ironica e intelligente, un sogno adulto, nato su un’altalena, e destinato a volare per il mondo perché la musica è un linguaggio universale, punta dritto al cuore e coinvolge tutti, senza badare al colore della pelle, al credo religioso, alla condizione economica e sociale. Giorgio decide che quei versi in musica devono viaggiare e viaggiare veloci, oltre la sua Petrella Tifernina, piccolo paese in provincia di Campobasso. Chiama a raccolta i suoi amici di sempre e insieme girano un videoclip per le strade e le campagne del paese. E così in un pomeriggio di sole, un iphone, un drone e sette amici “mascherati” hanno dato vita ad un video ironico, allegro, divertente, diventato subito virale. È bastato pubblicarlo su Youtube per farlo correre veloce, rimbalzare sui social e viaggiare sulle mille visualizzazioni al giorno. “Volevo che il video fosse drammatico e al contempo scherzoso - racconta il giovane cantautore - un grido di rabbia comune dei tanti giovani che vedono spopolarsi i paesi del Molise”.

Giorgio, Giuseppe, Michele, Mario, Gianmarco, Stefano e Giuseppe non sono professionisti nel campo musicale, lavorano in ambiti molto diversi, ma sono accomunati da una forte amicizia e da quel pizzico di follia che ha il coraggio di osare e provare a volare alto. Giorgio ha ereditato la passione per la musica da uno zio e ha assaporato le prime note nei vicoli del suo paese, in quelle “ruve” che oggi sono spopolate, dove il cinguettio delle voci giocose dei bambini ha lasciato il posto a silenzio e odore di chiuso. Perché purtroppo Petrella vive il dramma di tanti paesi del nostro Molise. Lo denunciano i protagonisti di questo video, impegnati in prima persona a difendere e rilanciare le tradizioni del loro paese, convinti che il Molise sia una terra dalle grandi risorse. “Il sole splende lo stesso” è soltanto uno dei brani che Giorgio e i suoi amici hanno intenzione di promuovere, ce ne sono altri nel cassetto pronti ad uscire per denunciare il degrado dei nostri paesi, la scarsa volontà politica di cambiare le cose, l’incapacità di consorziarsi, le lamentele che ostacolano il coraggio di osare.

“Alzati, muoviti e fai rumore”. Nei suoi versi finali “Il sole splende lo stesso” scrive il suo monito: i grandi cambiamenti partono da noi, i lunghi viaggi iniziano sempre col primo passo, l’unione fa la forza. L’unione: è questa che rende più forte il grido di ognuno. Cambiare rotta si può, svegliare le coscienze si può, ma il cambiamento ci interpella tutti, ci coinvolge, ci responsabilizza. Anche attraverso una canzone. Genuina, allegra, diretta. Con un motivetto che resta nella testa e sa lanciare messaggi concreti per imparare che per farsi ascoltare non bisogna gridare più forte, ma gridare insieme. Solo così si potrà tornare a vivere e non solo a cantare il cambiamento, e i sogni, nati sulle altalene di tutto il mondo, potranno volare alti nel cielo.

Fabiana Carozza