Cresima, un viaggio per la vita

“La cresima è un viaggio che dura tutta la vita”. Si può sintetizzare così la catechesi dell’arcivescovo Bregantini ai giovani cresimandi di Campodipietra (Cb). Occasione specifica, ma di ampio respiro, per invitare ognuno a riflettere su un sacramento che segna il passaggio dalla fanciullezza alla maturità del pensiero e che si esprime nella capacità di osservare i grandi interrogativi e rispondervi alla luce di un’esperienza carica di significati nuovi. Nei cinque passaggi, che ogni cresimando vive durante la liturgia, altrettanti doni che lo Spirito Santo consegna per la vita.

Dal destino al progetto

Il nome. Da qui parte questo viaggio. Il catechista o il parroco chiama per nome ogni cresimando, a indicare l’unicità di ogni creatura, creata a immagine e somiglianza di Dio. A questa chiamata giunge presto una risposta: Eccomi. La stessa che Maria riservò all’angelo che le annunciò la vita del figlio di Dio nel suo grembo. “Eccomi è una parola di grande significato - ha indicato l’arcivescovo - perché vuol dire sono qui, non lascio ad altri il mio posto, prendo a cuore la mia responsabilità. Eccomi è impegno a casa, bravura a scuola, lavoro fatto con dignità, in fondo sta a testimoniare che prendo seriamente la vita. Maria ci insegna questa capacità di dare la propria disponibilità, di corrispondere al progetto che Dio ha per ognuno di noi”. Un progetto dunque, non un destino. Perché Dio vuole tessere assieme a noi la nostra storia. E lo Spirito Santo, donato nella cresima, ci aiuta a passare dall’idea di vita come destino, all’idea di vita come progetto.

Dal voglio al grazie

Il nome rappresenta la nostra storia. Porta dentro di sé il ricordo della nostra famiglia, delle tradizioni del nostro paese, del momento storico nel quale nasciamo. “Per questo ogni nome è bello e denso di significato.” È un dono che riceviamo dai nostri genitori. E come si risponde quando si riceve un dono? Grazie. “Grazie è la parola più bella della vita perché è il simbolo del dono, dà sapore al volto e ci dà la consapevolezza di essere innestati in un progetto grande”. Grazie si contrappone a una parola che invece ha in sé la pretesa, l’ingratitudine, l’insoddisfazione: voglio. “Immaginiamo di dover dipingere il volto di una persona che dice grazie - ha proposto mons. Bregantini ai presenti - come sarà? Sorridente, gioioso, riconoscente, socievole. E il volto invece di una persona che dice voglio? Arrabbiato, mai contento, autoritario”. Lo Spirito Santo ci aiuta a passare dal voglio al grazie. Interroghiamoci: “Dico più volte grazie o più volte voglio? Sono più nella logica della riconoscenza o della pretesa? So benedire e ringraziare per quanto Dio opera nella mia vita o sono sempre insoddisfatto?”.

Dalla strada in discesa alla strada in salita

Dopo aver detto “Eccomi” e “Grazie”, i cresimandi dovranno rispondere a tre domande del proprio vescovo: Rinunciate a Satana? A tutte le sue opere? A tutte le sue seduzioni? Perché la vita è fatta di scelte, di una in particolare, che ci troviamo a fare ogni giorno: scegliere tra il bene e il male. “Il diavolo sarà sempre pronto a sedurci, ingannandoci e facendoci vedere la bellezza nel peccato e la cattiveria in Dio, ma lo Spirito Santo ci illuminerà, ci aiuterà a discernere e a scegliere la strada giusta tra quella del male, larga e in discesa, e quella del bene, stretta e in salita. Scegliete sempre la strada in salita perché è quella che vi porta in alto”.

Dal menefreghismo alla mano sulla spalla

“Perché possiamo essere illuminati a fare sempre il bene, la Chiesa ha istituito i padrini e le madrine, che completano la figura dei genitori. Il padrino, la madrina sono le voci che ci consolano, consigliano nei momenti difficili, nelle scelte importanti. Sono persone di cui possiamo fidarci. E questa promessa trova il suo compimento nella loro mano destra sulla vostra spalla destra, in segno di protezione, accompagnamento, vicinanza. Il padrino è il paraclito, colui che sta vicino. Lo dice Gesù nel Vangelo: Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto. Le parole di duemila anni fa si fanno segno visibile attraverso questo gesto. È il dono più grande: qualcuno che non ci lascia mai soli”.

Dalla fronte bassa alla fronte alta

Il segno di croce. Il vescovo lo disegna sulla fronte, accompagnato da una frase che racchiude l’essenza della cresima: Ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono. Il cresimando ha il sigillo di Dio, ha confermato che appartiene a Lui. È cresimato. “Perché sulla fronte? - l’ultimo interrogativo di Bregantini - perché la fronte rappresenta per chi ci guarda il nostro stato d’animo. Se uno è contento cammina a fronte alta, se è triste e sconsolato sta a fronte bassa. La nostra fronte parla di noi, racconta di noi all’altro. Camminiamo sempre a fronte alta, senza paura, in segno di rettitudine e sincerità, pronti a piegarla dinanzi ai piccoli, mai davanti ai potenti. Lo Spirito Santo ci aiuti a cambiare il nostro atteggiamento: dalla fronte bassa alla fronte alta, per conservare sempre pura la dignità che Dio ci consegna attraverso il sacramento della cresima”.

Fabiana Carozza