Mettersi in ascolto dell’altro

La Chiesa prepara il Sinodo dei Vescovi dell’ottobre del 2018, conscia di celebrare un evento importante, destinato a valicare i confini della propria storia e ad entrare, con straordinario spessore, nella storia sociale e politica dei nostri tempi. Il tema scelto da Papa Francesco è attuale e coinvolgente: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Quando si parla dei giovani, della loro cultura, della loro fede, delle loro attese, delle loro vocazioni, si parla della storia dei popoli, si parla di economia, di società, si parla del futuro dell’uomo. E quando sono i giovani a parlare di se stessi, della propria condizione, delle proprie esigenze, allora il dialogo cogli adulti diventa una sorgente di crescita integrale. L’interesse per i giovani e le problematiche giovanili è una costante della vita della Chiesa, ma oggi la situazione è diversa, le problematiche sono particolari e per certi aspetti drammatiche. C’è assoluto bisogno di conoscere il mondo interiore dei giovani, la loro ragione, la loro fede, la loro capacità di scelta tra le opzioni fondamentali della vita.

Papa Francesco ha intuito l’importanza che i Vescovi possano discutere i problemi reali delle giovani generazioni, acquisiti dalla voce diretta degli interessati. Ecco la metodologia straordinaria da seguire in questo primo anno di preparazione: siano i giovani a fornire le tematiche oggetto di riflessione, siano i giovani a raccontare il dinamismo interiore che li caratterizza, siano i giovani a mostrare in pienezza le loro capacità intellettive, i loro linguaggi, il loro rapporto con la fede, il loro rapporto con le realtà metafisiche. Siano i giovani i reali protagonisti del Sinodo, liberi dalla maschera di materiale di studio, da valutare ed eventualmente da condannare, siano i giovani i soggetti che dialogano, che leggono, che interpretano, che progettano, che decidono il tipo di storia di cui discutere.

E’ l’ascolto la nuova metodologia per accogliere ed essere accolti nel mondo interiore delle giovani generazioni, un ascolto fatto di silenzio, di apertura, di empatia, di riconoscimento dei diritti e del valore di chi parla. Bando ad ogni superbo e vuoto adultismo, bando alla dicotomia manichea che vede la verità da una parte e la bugia dall’altra, il potere decisionale da una parte e la soggezione dall’altra, la cultura ufficiale da una parte e quella minoritaria e inconsistente dall’altra. E’ ora di pensare ad un prioritario ascolto dei giovani, prima di procedere ad un lavorio di riflessione. L’ascolto pretende determinate doti in chi lo attua: Papa Francesco ha indicato agli operatori della Chiesa il coraggio di zittire i propri consolidati modi di capire e di leggere i giovani per aprirsi ad essi e fare proprie le espressioni, le parole e i significati del mondo giovanile. Non possiamo non notare che la Chiesa è oggi pervasa da una attenzione verso i giovani totalmente estranea alle forze politiche. La Chiesa riconosce ai giovani dei diritti che il mondo politico e il mondo sociale ancora non fanno propri e che anzi volontariamente escludono dai propri interessi. Questo Sinodo è quindi nuovo: sul tavolo dei Vescovi finiranno le voci ancora pulsanti di giovani in attesa di storia, di giovani laureati senza certezza di lavoro, di giovani malati senza possibilità di essere guariti, di giovani soli, abbandonati e inascoltati.

Lo Spirito Santo dovrà lavorare molto perché il Sinodo dia risposte qualificanti, risposte finalizzate non a spingere gli adulti a fare le giuste elemosine, ma a dare tutti gli spazi possibili e le opportunità ai giovani per essere protagonisti della propria storia. Vedo la Chiesa unita ai giovani contro le ipocrisie, vedo la Chiesa in piazza a protestare, insieme coi giovani, contro le violenze, le sopraffazioni, le cattiverie, le superbie degli adulti, vedo la Chiesa che opera, coi giovani, a debellare ogni segnale di inumanità e di ferinità. Vedo infine tanti giovani cattolici impegnati a rafforzare le proprie risorse per coinvolgere gli amici e i colleghi che sono lontani dalla Chiesa e ostili alla cultura di Cristo. Chiediamoci: quali sono i luoghi dell’ascolto dei giovani e quali sono le persone competenti a svolgere il ruolo di raccolta delle istanze delle nuove generazioni? Sui luoghi dell’ascolto, la risposta può essere semplice: dove ci sono giovani, da uno a centomila, è possibile il dialogo dell’ascolto. Certo sono privilegiate le famiglie, le scuole, le parrocchie, le palestre, i circoli culturali, luoghi in cui il rispetto delle generazioni giovanili è fondamentale per la vita stessa della comunità aggregante. Per quanto riguarda gli operatori del dialogo-ascolto, penso a persone sensibili e aperte, in grado di condurre il dialogo senza alcuna presunzione di possesso di soluzioni precostituite, persone che costruiscono insieme ai giovani le risposte agli interrogativi della esistenza.

La vecchia figura del docente che ammaestra a suo piacimento i giovani allievi manipolando nozioni di proprio particolare interesse e fa lezioni chilometriche senza alcuna condivisione da parte degli studenti, non è indicata a svolgere questo compito. Così i genitori stanchi e assonnati, così le guide spirituali e i confessori che amano aspettare nei confessionali, così gli allenatori palestrati, sono inidonei al compito dell’ascolto creativo dei giovani. Penso proprio che queste figure vanno inventate e formate. Sono le diocesi e le foranie a dover preparare i nuovi operatori: non c’è molto tempo disponibile, occorre far presto. I territori sono ricchi di risorse umane, di potenzialità spesso da scoprire, risorse disponibili a lavorare per un mondo migliore. La Chiesa deve trovare tanto coraggio e deve affidarsi ad esse con la certezza che le viene dallo Spirito Santo.

Egidio Cappello