La lettera pastorale in onore di S. Andrea, patrono di Jelsi

La bellezza di essere e sentirsi popolo di Dio chiamati dal Signore (perché amati, salvati e redenti nella morte volontaria del Figlio) traduce il dono comune della fede, il servizio e la morte singolare che S. Andrea rivive sulla croce decussata. Croce a forma di X poichè indegno di morire come il maestro che ci rafforza nel cammino della fede ecclesiale. Essere popolo di Dio che cammina nella forza della fede, consapevoli di essere peccatori ma certi di ripartire sempre nuovi se pentiti e confessati. L’Apostolo Andrea, confessore della fede, ci insegna il grande valore del perdono poiché conosce e sperimenta la misericordia del Cristo. Tutto nella forza della fede, nella luce della speranza e nel balsamo della carità. Portiamo il nostro peccato ai piedi dell’altare, dinanzi al sacerdote che confessa e assolve. Egli è strumento semplice ma efficace, è segno dell’amore che purifica e rinnova.

Spesso si sente dire: Perché devo raccontare i miei peccati a un prete? Io mi confesso direttamente con Dio. No, recandoci dal sacerdote celebriamo il sacramento del perdono, festa di Dio e gioia dell’uomo. Inginocchiandoci riconosciamo umilmente che non siamo noi i fautori della vita di grazia ma Colui che conosce i tempi e i cuori e li dispone. Nel domandare l’assoluzione ci riconosciamo umili, riscopriamo la preziosità del Battesimo e costruiamo realmente la sua Chiesa. Anche i nostri santi prima di essere tali sono stati peccatori perdonati e pentiti si sono rimessi in cammino decisi e generosi nel servire Cristo nei fratelli e così edificare la Chiesa nell’AMORE che SPERA perché CREDE. Ecco l’intreccio delle tre virtù teologali, in cui la regina e prova di tutte è la carità. La vita in Cristo si conferma in un’esistenza teologale di fede, speranza e carità; una praxis positiva nella quale l’uomo è reso partecipe della vita filiale e aderisce ad essa con impegno costante nell’amore, infatti “la perfezione della vita cristiana risiede nella carità” (Tommaso d’Aquino, Summa Teol., II-II).

Oggi urge rieducare e formare a questa consapevolezza di fede ecclesiale. Dio nella storia sceglie persone semplici e ne fa capolavori, persone fragili e le converte, un pezzo di pane e un sorso di vino e lo rende Eucarestia. Dio raduna e forma il suo popolo e nel riconoscere il nostro limite cancella e azzera nella sua misericordia ogni nostro giudizio, tradimento, risentimento, chiusura, divisione. E nella sincerità e nella penitenza da compiere ci riattiva poiché riparando riscopriamo la sua paterna tenerezza e la preziosità di essere e vivere da fratelli. E nella forza della fede nasce il fermento di una nuova fraternità. A volte sentiamo: Io mi confesso quando voglio! Vado in chiesa quando mi sento! Espressioni che dicono una fede privata, emotiva, incerta, di comodo o meglio una presunta fede ridotta a mera religiosità. La fede è adesione quotidiana a Gesù Cristo ed è autentica nelle opere, insegna S. Giacomo, e si compie nella carità.

Così la fraternità diviene solidarietà specie con chi ha meno di me. Che bello allora quando un prefetto al termine della sua carriera pubblica organizza una festa con la centralità della S. Messa in cui ringrazia il Signore. O chi per i 18 anni o altri compleanni o anniversari prega con i familiari in chiesa la domenica e riconosce che il tempo non è nelle sue mani. O di tante testimonianze di chi fa corona al malato che lotta tra la vita e la morte dove i genitori pregano: Signore fa che guarisca ma se è nel tuo disegno disponi diversamente ma fa che sia con Te. E ottenuta la guarigione nella S. Messa di ringraziamento annunciano di finanziare la costruzione di un ospedale per aiutare altri infermi. E’ l’amore accolto e celebrato insieme, come nella festa di S. Elisabetta d’Ungheria, che apre i cuori e suscita opere sante a beneficio di tutti.

Ecco la grandezza della fede, seme piccolo come la senape che diventa albero e accoglie gli uccelli del cielo, chicco piccolo che diventa spiga; la fede dono piccolo e grande insieme, debole e forte, inizio e compimento nella carità. E nella fede l’àncora certa della speranza che si compie nella carità, misura e verifica concreta della fede in ogni opera e relazione. Ecco la forza intrinseca della fede, come lievito che fermenta la pasta e si fa pane fragrante e profumato, come i panicelli con la croce decussata, benedetti e distribuiti, a tutti anche nei paesi vicini, nella venerazione del S. Patrono. Una fede operosa che permei le relazioni sociali, i sistemi politici ed economici, che nella testimonianza dia forti risposte all’indifferentismo e al neo paganesimo odierno.

Ecco la preziosità del vivere le tre virtù teologali che S. Francesco d’Assisi domandava come fede retta, speranza certa e carità perfetta. Quest’anno chiediamo a tutti il proprio impegno per vivere nella fede quotidiana: 1. La valorizzare della domenica, Pasqua della settimana, giorno del Signore e della comunità 2. Il non essere commercianti o materialisti che calcolano ogni cosa pure con la chiesa! 3. Il crescere nella gratuità che porti a tutti il profumo nuovo del Vangelo 4. Il sentire Dio vicino, per vincere ogni tempesta e approdare al porto sicuro della salvezza. L’Apostolo Andrea con la generosità del suo ministero apostolico ci fa riflettere sulla sequela di Cristo, per metterci in discussione e crescere nella risposta personale a Lui. E quando la nostra risposta sarà completa scopriremo la fede che fa passare dall’esperienza del mi fido, in te confido, a te mi affido.

Allora la fede sarà autentica e muoverà le montagne! Allora raggiungeremo con coraggio le alte vette percorrendo nell’oggi della nostra storia, fatta di volti e vissuti, la strada insieme dove ognuno sostiene l’altro nel cammino: Cristo prima di tutti e l’altro prima di me (insegna il Sinodo Diocesano, ora al II Anno); sapendo che ogni persona possa farcela con potenzialità, talenti, risorse interiori. Solo percorrendo insieme la strada, nel segno della quotidianità, la metà si avvicina e non resta puro sogno. AUGURI a tutti perché imitando il S. Patrono possiamo tradurre la fede nella carità delle opere ad iniziare, come dice il Vangelo, da un semplice bicchiere d’acqua fresca, dove il come dice la qualità ossia il cuore in ogni piccolo gesto.

don Peppino Cardegna