La terra ospitale

E' la disuguaglianza l’ingiustizia più inaccettabile che il mondo moderno vive. Una forbice che si apre sempre più e, via via che si allarga, aumenta la sofferenza della Terra a causa de: - il clima, che porta ad accelerare i processi di desertificazione, ovvero nascita e sviluppo di territori, un tempo coperti di vegetazione e popolati da animali, che, una volta spogliati di flora e fauna per colpa dell’aumento della temperatura, si trasformano in luoghi aridi, deserti. I suoi cambiamenti sono sotto gli occhi di tutti e c’è ancora chi fa finta di non vederli; - il furto di territori, in particolare di quelli caratterizzati da una ricca fertilità, e cioè, della possibilità di offrire cibo mediante la coltivazione dei campi e la cura degli allevamenti.

Agricoltura e zootecnia, le due attività che hanno il merito di produrre cibo e alimentare l’umanità. Un furto di beni naturali, di biodiversità (vita), di speranza nel domani. Un furto di millenni di storia e di cultura oltre che di agricoltura e ruralità, di paesaggi e ambienti, di tradizioni. Un furto d’identità che rende, ogni giorno, tutti più insicuri, soprattutto quelli che sono costretti ad abbandonare il proprio territorio - martoriato da guerre, conflitti, dittature e derubato dei suoi valori e delle sue risorse – per cercare in mondo lontano, sconosciuto, un luogo dove vivere una nuova vita. Milioni di persone costrette a diventare migranti e vivere umiliazioni; - il denaro, tutto per il denaro, il padrone assoluto che decide del clima e, così pure, delle sorti dei territori e delle genti che a questi territori appartengono.

Ci sono otto persone al mondo che posseggono tutta la ricchezza che ha la metà della popolazione mondiale, cioè oltre tre miliardi e mezzo di persone e ci sono alcune centinaia di uomini e donne che hanno la ricchezza della quasi totalità (oltre sette miliardi) della popolazione mondiale. Una disuguaglianza paurosa, inaccettabile. Persone che credono e fanno credere che il domani è tutto nella possibilità di avere denaro e non, invece, nella cura e amore per la terra; nel verde di un prato o nel grigio di un terreno a maggese che alla terra dona riposo; nel rapporto atavico tra il coltivatore e la terra, e, con l’innata solidarietà, tra il coltivatore e altri soggetti di una società fondata su valori, ancora più importanti oggi, nell’era della conoscenza. Valori che, come le note musicali, se ben combinati producono armonia e danno emozioni, gioia, felicità.

Valori per non vivere la monotonia, l’uniformità, la noia di un’unica nota sempre più stonata. Servono alla terra, questi valori, per riprendere fiato, respirare, in modo da ridare alla natura quella sua capacità di vivere e prosperare grazie alla possibilità di riprodursi. Una possibilità che porta a privilegiare l’uomo con il dono del cibo, energia vitale, e, il dono del paesaggio, fonte di bellezza. Sta qui, in questa attenzione alla madre terra, l’attualità della centralità dell’agricoltura, quella che vede protagonista l’uomo, il coltivatore, e non le sole macchine. Una centralità che ha bisogno, per esprimersi, di una visione strategica nuova, qual è la salvaguardia e la tutela del territorio; la sua salute, essenziale per dare cibo sano e di qualità, offrire servizi, assicurare sostenibilità ai processi produttivi, preoccuparsi e credere nel domani. Un’agricoltura bio, che segna e disegna gli spazi rurali; si combina con altre attività, in particolare l’artigianato; rianima i borghi e i piccoli centri; ritorna ad essere il volano di un diverso sviluppo, quello che porta al domani. Un’attività dal cuore antico, solidale con le altre attività, capace di utilizzare le risorse che il territorio ha e di recuperare e valorizzare i tesori che esso ha espresso nel tempo. Una fonte di iniziative, e, come tale, di lavoro e di reddito, che apre ai turismi possibili e li fa vivere mettendoli nelle mani delle nuove generazioni. Un’agricoltura che torna ad essere ciò che è sempre stata, perno di uno sviluppo che non ruba, ma dona alla terra passione, intelligenza, amore, e, come tale, diventa fonte di nuova fiducia nel futuro. Quella fiducia di cui il mondo ha bisogno.

Tanto più qui, nel nostro piccolo, delizioso Molise, una città-campagna, bio - territorio da sempre, che ha bisogno dei suoi protagonisti, i coltivatori e gli allevatori, per rilanciare l’agricoltura e rianimare gli spazi rurali; dei suoi giovani; delle sue colline e dei suoi monti, della sua acqua, delle sue albe e dei suoi tramonti, della sua aria pura, per diventare esempio e punto di riferimento dell’intero Paese. Un luogo dove la terra sorride e accoglie, con il cuore e tutt’e due le mani.

Pasquale Di Lena