Medjugorje, per iniziativa divina?

Attorno a Medjugorje, da quel lontano pomeriggio del 24 giugno del 1981, quando avvenne la prima apparizione della Madonna, gravitano pellegrinaggi, trepidazioni, avvenimenti straordinari, conversioni, ma anche contestazioni, interrogativi, sospetti, indagini…E’ un luogo che ha conciliato, indubbiamente, la proposta del Vangelo e l’attenzione al cuore, alle domande, alle inquietudini dell’uomo di oggi. E’ insieme un fenomeno che obbliga perciò ad invocare il dono della sapienza. A porsi cioè in un continuo discernimento, ad avverare l’incessante passaggio dalla domanda: “Cosa vuoi che io faccia per te? (cfr. Mc10,51)”, alla domanda: “Come può avvenire tutto questo? (cfr. Lc1,34). Da un Gesù, che fa sua la nostra mendicanza, ad un’umanità che si vede aprire la porta sulle cose di lassù. Medjugorje, per molti fedeli, è luogo di forti esperienze spirituali, indubbiamente un focolare di preghiera gravido di attese, proprio nel cuore dell’Europa. Ma proprio per questo è di fronte ad una svolta incompiuta. D’altra parte, come tutte le realtà dove la volontà divina si mescola all’assenso umano. Papa Francesco di recente, tornando da Fatima, ci ha invitato a non inciampare in riduzionismi, arrivando ad appesantire la fede semplice, propria dei figli di Dio. La venerazione immensa per la Madre di Dio, per questo motivo, non può franare davanti a popolarismi o all’insidia di un fanatismo che fa, come più volte ha ammonito il Santo Padre, della Madonna una “postina”.

Non tutto ciò che riguarda l’intimità di Dio è di portata umana. Occorre cioè capire fin dove si può spingere, talvolta, la costruzione umana, il dominio dell’emozionalità e dove invece si accantona o si adombra l’effettivo disegno divino. Perché l’unico messaggio che compete a Maria è Gesù. Solo Gesù! Dio è venuto di persona a parlarci, per mezzo di Suo Figlio. Se crediamo veramente questo, ci basti allora solo questo! La Vergine Maria è Colei che lo ha portato al mondo partorendolo, nel mondo volendolo e per il mondo consegnandolo! Il confine più rischioso è, per questa ragione, quello dove lottano fortemente le proprie convinzioni con l’iniziativa di Dio. Dove, spesso, l’io strattona Dio. E dove Dio pazienta in quanto Padre, mentre tendiamo a sminuire la profezia cristiana nella dinamica della storia fino a naufragare sulla sponda d’esilio, che è la superbia. La cosa più triste che possa capitare non è forse far passare nel mondo la propria verità al posto dell’inviolabile Verità. La cosa più grave non è forse l’auto-incoronarsi di predilezione divina, ostentando il favore di Dio? Il battesimo non ci rende forse tutti eletti e perciò coinvolti nella proclamazione messianica, nel recinto dello Spirito, sul monte santo? Tremendo tradimento non è forse quello di anteporre le credenze al credo, le parole al Vangelo, le esasperazioni alla genuinità di cuore, la vanagloria all’umiltà, la furbizia alla docilità, i vaniloqui alla contemplazione? L’unico modo per stringere a noi Dio, per trattenerlo con noi, è, sì, pregarlo, è, sì, annunciarlo, attenderlo ardentemente. Ecco perché la “terra santa” resta veramente solo la povertà di spirito, in cui Dio pone la tenda della Sua Parola per toccarci. Solo in questa culla incontaminata, profumata di purezza, di luce trasparente, l’Onnipotente penserà a tutto, saprà come fare grandi tutte le cose, e tutto sarà segno di Lui.

Facciamo nostro “l’ecco, io vengo per avere vita, o Dio, dal Tuo amore” di Maria, perché è certo che dove c’è Maria, lì, si compie sempre qualcosa di straordinario. Chi lo aveva detto mirabilmente questo? Chi ha cercato di farcelo capire focalizzando per noi il punto più misterioso, più commovente della Sacra Scrittura? E’ stato proprio il profeta Isaia con questi versetti: “Prima di provare i dolori, ha partorito; prima che le venissero i dolori, ha dato alla luce un maschio”. Che cieli squarciati di paradiso, che abisso di presenza semper fluens si mostra a noi in quel “prima”. Nel tempo della storia umana, ecco, avviene la trafittura dell’eterno. Come può verificarsi questo? Che significa che il parto ha luogo prima delle doglie? Che cosa si nasconde effettivamente in quel “prima”? Si cela e si rivela al contempo la capacità di affidarsi a Dio, la capacità di meravigliarsi continuamente, risalendo dall’effetto alla causa. E questo passaggio diventa decisivo per comprendere tre cose importanti della Vergine, Madre di Dio: 1) che la natura umana e la natura divina di Gesù in Lei diventano un unico; 2) che tramite il suo seno, Dio, non solo ci ha creati, ma è venuto a riprenderci, dopo che ci siamo persi dietro alle seduzioni della disobbedienza; 3) che la fede di Maria ci dimostra concretamente che Dio solo può cambiare l’impossibile in possibile. Ogni dono perfetto, dice san Giacomo nella sua lettera (1,17), viene dall’alto. A motivo della nostra piccolezza, crediamo che Dio ci ama in maniera perfetta, totale, suprema, perché Lui è Amore.

A motivo della nostra superbia, talvolta, invece, impediamo con la nostra libertà alla Sua grazia di convogliarci fin nel porto della pace. Maria ci dice che Dio innalza gli umili fino al Suo cuore potente. E in questo modo abbiamo bisogno, da credenti, di saperci tutte le volte amati, ripuliti, risanati, recuperati, salvati. Maria ci ha insegnato veramente l’ascolto delle viscere, l’accoglienza dei palpiti, la tenerezza delle mani, il custodire dell’anima, lo stupore degli occhi, la premura della bocca. E soprattutto piedi per incontrare il Signore e accorrere alla sacra soglia di quanti Lui ama. In sua compagnia per sempre “tutti i popoli sono seduti ai Suoi piedi per ricevere la Parola” (Dt 33,3). Mai cercare allora una liberazione che ci porti lontano dalla casa del nostro liberatore! (cfr. Veritatis splendor n. 87). Poiché la professione d’amore e di fedeltà al nostro Dio è quella di dire “no!” al seduttore, “no!” al male, perché si sceglie piuttosto di amare Dio per servire, e non mai per regnare al posto del Signore del cielo e della terra. Né sui popoli, né nei cuori, né nelle menti, né nei convincimenti, adoperando gli imbrogli del mondo, o peggio, i pruriti della gloria mondana, dell’approvazione di quaggiù, sopraffatti cioè dalla presunzione di esprimere l’indicibile.

In Gesù è riunificata tutta la vita dell’uomo. E far proprio quest’alto dono, esige che ci radichiamo, felici e beati, in quel che ripetiamo ogni giorno nel credo: “Per noi uomini e per la nostra salvezza, discese dal cielo e, per opera dello Spirito Santo, si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo”. Sì, per noi! Dio non solo fa tutto per noi, ma Egli è tutto per noi. Chi sono allora i veri veggenti? Non coloro che credono, perché vedono! Bensì, diciamolo ferventi di Spirito, sono coloro che vedono, perché credono, e mostrano così i segni dell’essere amati da Dio, davanti a coloro che hanno gli occhi eppur ancora non vedono. Sì, sono coloro che, con la propria vita donata al Regno del Risorto, aprono spiragli nell’oscurità del mondo e aiutano a sperare contro il buio delle paure, dei dolori e delle solitudini. Lasciamo che Dio sia Dio!

Ylenia Fiorenza