Nuova legge elettorale, luci e ombre

Italy's voter casts their ballots at a polling station in Bologna on April 13, 2008. Italians began voting in general elections likely to usher conservative Silvio Berlusconi into the prime minister's office for a third time at the expense of new centre-left flagbearer Walter Veltroni. AFP PHOTO / Vincenzo Pinto (Photo credit should read VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images)

La riforma del sistema elettorale per le regionali in Molise ( proposta di legge regionale n.161 concernente “Norme per l’elezione del Consiglio e del Presidente della Giunta Regionale” ) nasce dalla sintesi di ben quattro proposte di legge, che peraltro avevano diversi punti in comune e pochi elementi distintivi. I punti maggiormente dibattuti, dentro e fuori le mura del Consiglio regionale, possono essere sintetizzati in tre argomenti: il collegio unico regionale (prima vi erano due circoscrizioni provinciali), l’eliminazione del cosiddetto listino maggioritario (che nell’accezione popolare era diventato “gratta e vinci”) e l’abolizione del voto disgiunto.

Ricordiamo che sul primo punto avevano espresso parere contrario vari amministratori locali, sia della provincia di Isernia che di Termoli e del Basso Molise, i quali chiedevano una frammentazione del territorio in due o tre collegi (i termolesi e i rappresentanti del Basso Molise); alla fine è prevalsa la regola di rappresentanza sull’intero territorio regionale, quindi il collegio unico, in linea con il mandato ricevuto dal popolo, che non è limitato territorialmente alla provincia o parte di essa. Eliminato il listino maggioritario; in questo caso non si registravano tante voci contrarie, ma una considerazione ‘tecnica’ di fondo e cioè che il listino rappresentava il differenziale per garantire la maggioranza in Consiglio anche senza arrivare al 50% dei consensi effettivi. Abolirlo è stato visto come una concessione alla volontà popolare e comunque si dovrà prevedere una rimodulazione dei criteri di assegnazione dei seggi; resta tuttavia la considerazione che far entrare in Consiglio regionale candidati di fatto non eletti da nessuno, i cui nomi neanche comparivano sulla scheda elettorale, era disparità e discriminazione da cancellare, come l’assise civica regionale ha poi fatto.

Punto caldo anche il ‘nodo’ dell’abolizione o meno del voto disgiunto. In questo caso si sono scontrate due tesi: la prima, che voleva l’abolizione, si richiamava al rischio diffuso di scambi e accordi sotterranei di voti, che con la preferenza disgiunta per consigliere e presidente ha reali possibilità di concretizzarsi; dall’altra parte chi considerava il voto ‘congiunto’ una forzatura tale da limitare la libertà di scelta dell’elettore, il quale, una volta votato il consigliere di riferimento avrebbe visto automaticamente ‘riversato’ il voto anche sul presidente collegato, senza potere di fatto scegliere proprio sul voto più importante e significativo tra i due.

Altri punti salienti sono: l’attribuzione di un premio di maggioranza alla coalizione il cui candidato presidente ha ottenuto più voti, due soglie di sbarramento per avere rappresentanza in Consiglio regionale (10 per cento per le coalizioni e 3 per cento per le singole liste). Anche sulla necessità di garantire la rappresentanza di genere si era dibattuto molto; alla fine i consiglieri di palazzo D’Aimmo hanno deciso che gli esponenti di un sesso non possono superare il 60 per cento del totale dei candidati di una lista. E ancora: per la Regione Molise è stata sancita l’incompatibilità tra la carica di assessore e quella di consigliere regionale, quindi il consigliere regionale nominato componente dell’esecutivo permetterà automaticamente l’ingresso in Consiglio del primo dei non eletti della lista e, nel caso di due o più assessori appartenenti alla stessa lista, lo scorrimento automatico della graduatoria dei non eletti. Sancita anche la sospensione dalla carica di consigliere per l’assessore entrante in Giunta, con la conseguenza che la sua eventuale rimozione dall’esecutivo comporterà automaticamente il ‘recupero’ dello status di consigliere e la conseguente perdita di rappresentanza per il suo sostituto pro-tempore. E ancora: gli elettori molisani potranno esprimere due voti di preferenza diversificati per genere. Quella della candidatura di genere è questione assai dibattuta, tra chi la ritiene scelta di riequilibrio delle rappresentanze in seno all’assise civica e chi invece la ritiene poco qualificante per le stesse donne, le quali hanno sicuramente doti e capacità tali da essere elette consiglieri regionali anche senza limiti e imposizioni nel sistema delle preferenze.

Abbiamo lasciato alla fine altri due punti del nuovo provvedimento: l’esenzione dalla raccolta delle firme per la presentazione delle liste di candidati consiglieri regionali per quei movimenti o partiti politici rappresentati nel Parlamento italiano o nel Parlamento europeo, ovvero per coloro i quali hanno già avuto eletti nell’attuale Assemblea regionale e la regolamentazione delle condizioni di ineleggibilità̀ e incompatibilità per l’elezione a consigliere e presidente della Giunta. Sul primo di questi due punti da più parti si evidenziano punti di domanda circa la reale possibilità attuativa, valutandone prima l’adeguamento alle norme nazionali. Della nuova legge elettorale si continuerà sicuramente a parlare, non solo all’interno del Consiglio regionale.

Stefano Manocchio