Pentecoste, riscoprire lo Spirito

R iflettere sullo Spirito non è semplicemente difficile; è umanamente impossibile, dato che “l’uomo lasciato alle sue forze non comprende le cose dello Spirito di Dio” (1 Cor 2,14). Lo attesta uno splendido passo di San Bonaventura: “Nessuno pensi che possa bastargli la lettura senza la pietà, la speculazione senza la devozione, la ricerca senza l’ammirazione, l’attenzione senza la gioia, l’attività senza la pietà, la scienza senza l’amore, l’intelligenza senza l’umiltà, lo studio senza la grazia divina, l’indagine senza la sapienza ispirata da Dio”. Noi siamo nati dalla terra, concepiti nelle concupiscenze (cf 1 Gv 2,16); per poter nascere dall’alto, ci vuole lo Spirito! Ciò lo si comprende nella giusta luce se guardiamo allo Spirito con gli occhi di Gesù. Allora la visione radicalmente cambia, riempiendoci grandemente di stupore. A cominciare dal suo mistero di Verbo fatto carne quale frutto di due amori: quello che dal cielo scende verso la terra, lo Spirito, e quello che dalla terra sale verso il cielo, Maria. E per terminare con il mistero ancor più sorprendente del suo triplice testamento, nei momenti supremi della passione: l’evento dell’Eucaristia, la promessa dello Spirito, il dono della Madre! Solo la fede ci insegna la verità sullo Spirito Santo: terza Persona della Trinità, adorata e glorificata insieme al Padre e al Figlio, in quanto uno nella natura ed uguale in dignità personale con il Padre e il Figlio. Dal giorno della Pentecoste, in cui la sua venuta trasformò la prima comunità cristiana, egli è la forza viva in tutti gli aspetti della nostra esistenza: nell’evangelizzazione, nella costruzione della fraternità, nella testimonianza di amore e di unità. Quanto sia fondamentale il suo ruolo di protagonista nel nostro cammino di fede, essendo lo Spirito “la nostra vita” (CCC 736), il cui “frutto” è costituito da “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22), lo ha ribadito con mirabili e suadenti espressioni il compianto patriarca di Antiochia Ignazio IV Hazim. Poiché esse derivano dalla cristianità d’Oriente, molto attenta alla pneumatologia, suonano autorevoli e davvero meritano di essere qui riportate quale sugo della nostra riflessione: “Senza lo Spirito Santo: Dio è lontano, Cristo resta nel passato, il Vangelo è lettera morta, la Chiesa una semplice organizzazione, l’autorità un dominio, la missione una propaganda, il culto un'evocazione, l’agire cristiano una morale da schiavi. Con lo Spirito Santo: il cosmo si solleva e geme nelle doglie del Regno, Cristo risorto è presente, il Vangelo è potenza di vita, la Chiesa significa comunione trinitaria, l'autorità è servizio liberante, la missione è Pentecoste, la liturgia è memoriale e anticipazione, l’agire umano è deificato”.

P. Ermenegildo Saglio, marianista