Rinverdiamo la devozione a Maria

Maggio s’è ormai concluso. Anche quest’anno la nostra gente l’ha vissuto con una particolare intensità spirituale. Perché è il mese di Maria, la Madre di Dio e nostra, la Regina del cielo e della terra, la più amata, la più amabile e la più amante di tutte le creature. Così l’hanno ammirata e venerata i santi; così la vediamo e la invochiamo noi nella nostra quotidianità, bisognosa di elevazione e di speranza. Anche fra i giovani, nonostante un certo scollamento della fede dalla vita, non si può dire che la presenza di Maria sia divenuta meno viva e sentita. Molti sono coloro che in chiesa o a casa, con spirito di pellegrini, hanno fatto il mese di maggio. Abbiamo elevato alla Vergine inni e preghiere, quasi facendo a gara per esaltarne la grandezza ed esprimerle gratitudine e amore. Ma nemmeno mancano coloro che hanno vissuto il mese per abitudine o forse per semplice folklore, disancorato dalla sana tradizione, onorando la Madonna con l’atto di presenza in chiesa e rivelandosi poi, nella vita, figli non sempre degni di lei.

A che vale – ci si chiede – la funzione mariana, la recita del Rosario, il canto delle Litanie, se poi non si onora la Madre imitandola nella pratica della fede e dei doveri quotidiani, osservando insomma la legge di Dio anche se costa sacrificio? Vivere bene il mese di maggio comporta offrire alla Madonna un’anima ricca di virtù e di grazia, fiori che non appassiscono mai, quali sono le opere sante della misericordia. Solo a queste condizioni dimostriamo di amarla veramente, di essere suoi figli. Se così avviene, il mese di maggio diventa kairós, tempo di grazia, non solo per accrescere la fede e l’amore verso di lei, ma in particolare per farne una buona verifica e rinverdire la nostra pietà filiale, riscoprendo il posto che le compete, sia nella storia della salvezza che nella vita di ciascuno di noi. In una parola, riflettere sul perché e sul come pregare Maria per via di una autentica devozione mariana. Molto giova in proposito fare, per un momento, un buon esame di coscienza circa la portata del nostro culto a Maria. Cos’è infatti la “devozione”?

Stando ai liturgisti, la parola (dal latino “devovere”) significa “dedicarsi con fervore, consacrare, far voto, promettere, avere sentimenti di venerazione verso qualcuno o qualcosa”. Designa dunque la dedizione orante e affettiva che rende noi credenti profondamente disponibili alla volontà di Dio, mentre il plurale “devozioni” allude alle preghiere e pratiche non liturgiche, come la Via Crucis e il Rosario, che sviluppano in noi la vita spirituale ed approfondiscono le convinzioni religiose. Infatti, la nostra vita di cristiani non si esprime esclusivamente nella liturgia. Esistono anche altri tipi di preghiere o celebrazioni, sia individuali che comunitarie, chiamate “devozioni”, “pii esercizi” o “religiosità popolare”. Queste espressioni non sono sinonimiche, ma vanno considerate qui nel loro insieme. Così parliamo ad es. di devozioni mariane, come il Rosario o l’esercizio del mese di maggio, di tridui o di novene, di feste o di memorie. In tutte queste manifestazioni di culto è importante valutarne la portata, per “rendere a Dio ciò che è di Dio” (cf Mt 22,21), rispettando dunque una “graduatoria” che eviti esagerazioni o minimalismi. Scorrendola dall’alto, si va – per ordine - dalla latría (o “adorazione”, massimo atto di “omaggio” che spetta solo a Dio) all’iperdulía (o “speciale venerazione”, dovuta alla Vergine), alla protodulía (o “prima venerazione”, rivolta al padre putativo di Gesù), fino alla semplice dulía (o “venerazione”, offerta in varie modalità verso gli altri santi). Quanto al “culto mariano”, al fine di ben comprenderne “l’autentica devozione”, meritano davvero d’essere richiamate le magistrali indicazioni, sempre attuali, dettate da san Giovanni Paolo II il 24 settembre 2000, a conclusione del XX Congresso Mariologico-Mariano e del Giubileo mondiale dei santuari mariani. Ciò che il Papa disse per quel Giubileo mariano, vale anche per il nostro maggio mariano: “ …

C’è da augurarsi che, tra i frutti di questo anno di grazia, accanto a quello di un più forte amore per Cristo, ci sia anche quello di una rinnovata pietà mariana. Sì, Maria deve essere molto amata e onorata, ma con una devozione che, per essere autentica: 1) dev’essere ben fondata sulla Scrittura e sulla Tradizione, valorizzando innanzitutto la liturgia e traendo da esse sicuro orientamento per le manifestazioni più spontanee della religiosità popolare; 2) deve esprimersi nello sforzo di imitare la Tuttasanta in un cammino di perfezione personale; 3) dev’essere lontana da ogni forma di superstizione e vana credulità, accogliendo nel giusto senso, in sintonia con il discernimento ecclesiastico, le manifestazioni straordinarie con cui la Beata Vergine ama non di rado concedersi per il bene del popolo di Dio; 4) dev’essere capace di risalire sempre alla sorgente della grandezza di Maria, facendosi incessante Magnificat di lode al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo”. E concludeva: “Carissimi Fratelli e Sorelle! ‘Chi accoglie uno di questi piccoli nel mio nome, accoglie me’, ci ha detto Gesù. A maggior ragione potrebbe dirci: ‘Chi accoglie mia Madre, accoglie me’. E Maria, da parte sua, accolta con amore filiale, ancora una volta ci addita il Figlio come fece alle nozze di Cana: ‘Fate quello che vi dirà’ (Gv 2,5). Sia questa, carissimi, la consegna dell’odierna celebrazione giubilare, che unisce in un’unica lode Cristo e la sua Madre santissima.

Auspico che ciascuno di voi ne riceva abbondanti frutti spirituali e sia incoraggiato a un autentico rinnovamento di vita. Ad Jesum per Mariam! Amen”. Valgano questi criteri ed auspici a vivere bene il mese dedicato a Maria, a rinverdire la vera devozione verso di lei, fino a suscitare in noi una sorta di “percezione della bellezza”. Questa viene offerta all’anima nel momento in cui contempla l’avventuroso viaggio dell’esistenza verso l’eterna riva: quello che ciascun credente compie prendendo con sé per sostentamento il Pane della Vita (l’Eucaristia) e per guida la Stella del Mare (Maria). È bello infatti sostare per ammirare, con senso realistico ed estatico insieme, la vita in questo suo procedere pieno di fascino e di mistero, ma soprattutto è dolce gustare la presenza materna di Colei che, dandoci suo Figlio, ci conduce lungo il cammino della speranza alla mèta sicura.

p. Ermenegildo Saglio