Scuola, luogo di crescita e di formazione umana

Da qualche giorno ha avuto inizio la scuola. Genitori, docenti e studenti sono in fermento. Ognuno vive l’entusiasmo e l’ansia dell’inizio, ha delle certezze da consolidare, dei pensieri da verificare, delle esigenze da realizzare. Lo spirito è quello giusto: si varca la soglia della scuola con la volontà di fare bene, di agire bene, di fare frutti. C’è la volontà di superare le difficoltà incontrate negli anni precedenti affrontandole con la metodologia più idonea, c’è il desiderio di pensare i pensieri giusti e di parlare con le parole giuste, c’è il bisogno di dialogare con tutti per condividere e creare insieme percorsi educativi ottimali. Non manca l’entusiasmo, in nessuno.

Sarebbe tutto bello se non dovessimo rilevare che nelle aule c’è sempre qualcosa che manca, qualcosa che rallenta, che incide sui percorsi e li blocca. La volontà di fare bene urta contro difficoltà di vario genere, organizzative, situazionali, interpretative, difficoltà da cui si originano individualismi più o meno velati che incidono negativamente su un lavoro che necessita dell’assoluta condivisione di tutto. La volontà di fare bene non è sufficiente.

Nell’entusiasmo dell’inizio, ancora una volta, si infiltrerà un consistente individualismo che inciderà sull’azione degli operatori e degli utenti della vita scolastica. L’ottica individuale entrerà nelle aule e tra i registri scolastici, e condizionerà le scelte degli operatori con la sua forza frenante e disaggregante. E’ un problema dei docenti, ma è anche un problema dei genitori e degli studenti. I genitori non sono avvezzi alla valutazione oggettiva di attività e di percorsi disciplinari, essi guardano alle cose che interessano il mondo dei propri figli, dialogano coi docenti delle materie ove i figli presentano difficoltà e carenze, partecipano molto difficilmente alla vita scolastica se i figli sono giudicati in modo positivo e ancor più ottimale.

Anche gli studenti, malgrado le buone intenzioni di collaborazione e di adesione ai percorsi educativi, finiscono con il cedere alla logica della opposizione e spesso dello scontro. Occorre, quindi, creare lo spirito della unitarietà, l’ottica della unitarietà, quella che permette di superare ogni parzialità attraverso un dialogo autentico, e che vede ogni cosa da una angolazione di composizione e di profonda relazione. Occorre che ognuno, docente, genitore o alunno, abbia la consapevolezza che il percorso educativo delle giovani generazioni debba essere un cammino finalizzato alla unitarietà delle conoscenze, dei principi, dei sentimenti e degli affetti. Educare non è solo accompagnare il cammino evolutivo, ma guidare lo stesso cammino verso progressioni precise e ben definite, secondo il cammino naturale della ragione.

Il compito dei genitori, dei docenti e degli operatori tutti, unico e necessario, è quello di rivisitare, di creare, di trasmettere e di testimoniare la cultura della unitarietà, così che le giovani generazioni facciano esperienza della bontà e della efficacia della unità nella vita di tutti. Occorre conoscere la cultura della unitarietà, nella letteratura, nell’arte, nella scienza, nella filosofia, nella storia, occorre riportarla in vita, approfondirla, farla propria. Innanzitutto i principi giuridici, quelli della nostra Costituzione Italiana e delle legislazioni europee, i principi artistici, culturali, filosofici e religiosi che distinguono la storia della civiltà occidentale.

Ma il fondamento unitario della nostra storia, quello che costituisce l’archè della unitarietà culturale e spirituale di buona parte del mondo, è la persona di Gesù Cristo. Il pensiero di Gesù, con il suo richiamo al rispetto di tutti gli uomini e il suo invito all’amore senza limitazioni di alcun genere, è il pensiero su cui si radica e si sviluppa ogni discorso finalizzato alla unità degli uomini e dei popoli. Tentare di costruire un percorso educativo unitario senza il riferimento al pensiero e all’azione di Gesù di Nazareth, è opera vana e per nulla significante.

Egidio Cappello