SETTIMANE SOCIALI, PER DIVENTARE SEMINATORI DI SPERANZA

L’ attesa precipua della nostra epoca è sicuramente quella di vedere che ogni persona possa procurarsi la piena realizzazione dal punto di vista lavorativo ed esistenziale. La proposta della Settimana Sociale, sulla quale ci siamo affacciati a Cagliari (26-29), come delegazione molisana, fatto prevalentemente dei ragazzi del Progetto Policoro, punta a divulgare una trasformazione culturale del e per il lavoro. Un lavoro che viene così descritto, utilizzando le parole di papa Francesco, nella sua Evangeli Gaudium al n. l92: libero, partecipativo, creativo, solidale.

Attorno a questi quattro aggettivi, che sono i colori del prato di ogni giovane, la Chiesa e la società italiana sono invitati a sedersi, per vedere in che modo, concretamente sia possibile metterli in pratica. Il lavoro è libero, quando è scelto dal cuore di ciascuno di noi. Quando è libero da schiavitù e sfruttamento, non fatto per costrizione o sola necessità. Perciò diventa partecipativo, perché vi entra tutta la nostra storia e speranza. Lo senti tuo. E di conseguenza, eccolo farsi creativo. Lo crei e lo ricrei. E lo migliori. Lo rivitalizzi nelle motivazioni e nelle realizzazioni. Cresce così con te, ma non solo per te. Perché vedi che nella qualità del tuo lavoro, fai crescere anche tutti gli altri. Vicini e solidali. Anche nei giorni della crisi. Anche davanti ai licenziamenti. Come si è rischiato qui, in Campobasso, per un’azienda in crisi. Il contratto di solidarietà ha permesso di traghettare una soluzione dignitosa. In attesa di nuovi mercati. Ma il lavoro sarà realmente libero, partecipativo, creativo e solidale solo quando sarà un lavoro per tutti! La questione lavoro ci mette perciò davanti al dramma sociale della disoccupazione e di chi ha perso il lavoro per diversi motivi. O vede rivendicazioni giuste, frenate per il difficile accesso agli ammortizzatori sociali, come i lavorato in deroga. E ci obbliga a non chiudere gli occhi, soprattutto sulle possibilità da riavviare perché si risani la povertà di molti, che oggi sono costretti a mendicare ai crocicchi del potere di quei pochi che non si curano di condividere il pane con chi non ce l’ha. Emerge dal grido dei nostri giovani il bisogno di non essere più scartati dalla non-curanza delle Istituzioni. La loro situazione esistenziale ci sta a cuore come pastori, come educatori e famiglie, per essere loro solidali nei momenti di sconforto. Il nostro giornale, Molisinsieme, tante volte si è occupato di questa emergenza. Con riflessioni e proposte, con racconto di realtà positive, di buone pratiche già avviate.

La prima parte del documento di lavoro riporta infatti una frase programmatica: Mai senza i volti! Questa settimana sociale è stata un momento sinodale volto a capire, a trovare soluzioni, ad avanzare proposte, vicini a chi sta in reale difficoltà! Cioè, per iniziare processi”. Il metodo di lavoro concretissimo: denuncia, ascolto, raccolta delle buone pratiche, proposta! Ribadiamo perciò che la peggiore ingiustizia che una Comunità sociale e politica possa compiere è proprio questa: lasciar soli i giovani, abbandonati, strappando loro il presente in cui hanno vitale bisogno di collocarsi, dentro lo scorrere del mondo, dei suoi cambiamenti, delle sue sfide.

Il non avere lavoro è un morire lento e di torture. Quante lacrime ogni vescovo asciuga, ogni giorno, nelle interminabili udienze mattutine, dal volto di persone che vengono a chiedere un aiuto, un ascolto, una comprensione. E raccontano di esclusioni, di rifiuti, di porte chiuse. Ovunque, talvolta…anche nelle chiese. E insieme abbiamo valutato le strade opportune di superamento e di riscatto perché i nostri ragazzi possano essere proiettati, non più precariamente, nella realtà occupazionale. Va data una risposta chiara contro l’indifferenza o la corruzione, che stanno condizionando dal di dentro le fondamenta sociali del bene comune. La linea è sempre precisa: Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha!(cfr Luca 3,11). Cioè combattere perché non resti un problema sentito di fatto irrisolvibile.

La disoccupazione si può e si deve affrontare, ma insieme. Ognuno può e deve assumere impegni condivisi per far crescere la logica del dono, della reciprocità, della cooperazione, contro l’uso ristretto e clientelare delle risorse collettive e contro l’abuso di ciò che è destinato fin dalle origini a tutti. Ecco perché, anche noi, come diocesi del Molise, abbiamo preparato un semplice ma concreto dossier di proposte. Per essere, noi Molise, Regione in bilico tra Nord e Sud, un vero laboratorio di idee e progetti innovativi. Umili, ma veri. Specie puntando sulle risorse agro-industriali.

Il clima ce lo consente. La terra, amata e coltivata, fa da corona ai Borghi antichi, attrattivi, perché siano fonte di lavoro e di futuro, se custoditi. Il lavoro lo si cambia, se noi cambiamo cuore e prospettive. Non più logiche di scarto, ma seminatori di speranza, in un’alternativa vincente di sviluppo. Riecheggia scomoda e sofferta la domanda che scriveva nella sua ultima enciclica, Caritas in Veritate, Benedetto XVI, al n. 75: “Come ci si potrà stupire dell’indifferenza per le situazioni umane di degrado, se l'indifferenza caratterizza perfino il nostro atteggiamento verso ciò che è umano e ciò che non lo è?

Stupisce la selettività arbitraria di quanto oggi viene proposto come degno di rispetto. Pronti a scandalizzarsi per cose marginali, molti sembrano tollerare ingiustizie inaudite. Mentre i poveri del mondo bussano ancora alle porte dell'opulenza, il mondo ricco rischia di non sentire più quei colpi alla sua porta, per una coscienza ormai incapace di riconoscere l’umano”. Da qui, il compito irrevocabile di guardare avanti, rimediando agli errori passati, facendo in modo che si affacci già da ora quell’Umano, riconosciuto e sperato per tutti. Sulla realtà del lavoro, infatti, si gioca il futuro di una società e anche la responsabilità dei cattolici nella costruzione del bene comune. Infatti, nel lavoro libero, creativo, partecipativo e solidale l’essere umano esprime e accresce la dignità della propria vita!

mons. GianCarlo Bregantini