SUI SENTIERI DEL LAVORO PER RINASCERE

Il vento libero di Cagliari.

Ventosa è sempre la Sardegna. Ma bella ed inedita. La si conosce poco, perché lontana e insulare. Ma ci ha rapito, per la sua bellezza e la sua originalità. Diremmo, ancor più per la sua schietta identità, segno prezioso per noi Molisani, che ancor poco apprezziamo la nostra identità (ed anche per questo fulcro culturale è nato il periodico Molisinsieme!). L’isola, già di per sé, è fortemente identitaria. Ma la storia l’ha resa ancor più robusta e fiera. Con inedite bellezze, pur se poco comprese nei decenni passati, dalla stessa gente sarda. Che purtroppo si è lasciata sedurre da una industrializzazione facile ed immediata, ma distruttiva della sua tipicità ambientale.

Oggi, la coscienza ha ripreso vigore. Tutto si legge con occhi più lungimiranti, per iniziare processi e non tanto occupare spazi! E’ stato anche questo il cammino compiuto nella Settimana sociale dei Cattolici italiani, attorno ai quattro aggettivi, che vogliamo vedere in ogni lavoro: Libero, creativo, partecipativo e solidale. Con occhi veloci come quel vento, mi piace raccogliere qui alcuni passaggi di tanta ricchezza ascoltata e partecipata. Sono stati tre i punti su cui ha ruotato il programma effettivo di questa esperienza: un forte appello alla politica; un cuore che pensa in grande, perché sempre centrale il tema del lavoro. Ed infine, un forte richiamo al riposo festivo. Alla politica, sia italiana che europea, abbiamo consegnato queste proposte precise: formazione più legata al lavoro; revisione aliquote Iva; PIR per le piccole imprese e riforma degli appalti; inserimento dell’occupazione nello Statuto della Bce; armonizzazione fiscale ed eliminazione dei paradisi fiscali interni; investimenti infrastrutturali e produttivi. Sento poi doveroso riprendere la straordinaria espressione usata dalla biblista Rosanna Virgili, perchè ha fornito un'immagine chiarissima del problema attuale: “La schiavitù stupra la vita intera passando per il lavoro.

Senza un patto politico e sociale, senza una scheletratura etica, il lavoro perde il senso e lo scopo della solidarietà e porta alienazione: è diventato ansia di potere per i ricchi e precarietà assoluta per i poveri. Una economia sciagurata che spezza creato e creature, trasformando il giardino in un inferno”. Penso che tutti ci sentiamo sollecitati alla custodia del nostro giardino, la nostra società. Altro punto importante, sgorgato come un fiume in piena, è stato quello di ridurre la disoccupazione giovanile, rafforzando la filiera formativa professionalizzante, dove ciascuno ha la possibilità di contribuire alla comunità solidale tra le persone e verso l'ambiente. Veri protagonisti di questa fase sono stati alcuni laici qualificati e competenti. L’assemblea, infatti, era composta di ben 80 vescovi, 180 preti e oltre mille laici. Fecondi sono stati i tavoli di lavoro e di riflessione, attorno a precise domande sul lavoro. Gradita la partecipazione del Presidente del Consiglio, On Gentiloni, il presidente del parlamento europeo, on. Taiani.

Ma perché vendere camicie di domenica? E ultimo, ma principale è quello riguardante la domenica, libera dal lavoro, dalla pesantezza oscena di dover trascorrerla lavorando e non in famiglia. Il riposo domenicale è l'identità della persona, delle nostre relazioni che non debbano essere private di questo tempo fondamentale, vitale per la società, le famiglie e tutti il nostro Paese. C'è tutta la settimana per andare a fare la spesa. Perchè penalizzare le mamme, i papà e tutte quelle persone che si vedono strappati alla gioia della domenica! E' opportuno rimettere la domenica nel calendario come giorno festivo, di riposo, di vita nel proprio ambito familiare. Anche il Cardinale Bassetti si è battuto molto su questo, dichiarando pubblicamente appunto come Cei che: “della domenica ha bisogno anche la nostra società secolarizzata; ne ha bisogno la vita di ogni uomo, ne hanno bisogno le famiglie per ritrovare tempi e modalità per l’incontro, ne ha bisogno la qualità delle relazioni tra le persone. Del 'lavoro che vogliamo' la domenica è parte costitutiva: perché, se quando manca il lavoro del lunedì non è mai pienamente domenica, anche quando manca la domenica il lavoro non riesce a essere davvero degno per nessuno”. Senza la domenica tutto si disumanizza. Questo sistema di liberalizzazioni sfrenate, voluto dal Governo tecnico con a capo Monti, con la scusa infondata di risollevare l’economia va ora sostituito urgentemente con sagge regolamentazioni, che tengano conto del riposo come del guadagno, della persona come del profitto! Siamo come di fronte ad una forma di narcisismo che trasborda i suoi tentacoli egoistici dappertutto, fin sulla tavola della famiglie italiane, per rubarne il sorriso, la dignità e la sacralità dello stare insieme nel giorno del Signore e dell'uomo.

Una storiellina pungente

Per riflettere su questo nodo doloroso consegno a voi, cari lettori, questa storiella assai efficace nel suo messaggio finale: “Un giorno il Gran Re di Persia bandì un concorso fra tutti gli artisti del suo vasto impero. Una somma enorme sarebbe andata in premio a chi fosse riuscito a fare il ritratto più somigliante del Re. Giunse per primo Manday l'indù, con meravigliosi colori di cui lui solo conosceva il segreto; quindi Aznavor l'armeno, portando una creta speciale; poi Wokiti l'egiziano, con scalpelli e ceselli mai visti e bellissimi blocchi di marmo. Infine, per ultimo, si presentò Stratos il greco, munito però soltanto di un sacchetto di polvere. I dignitari di corte si mostrarono indispettiti per l'esiguità del materiale portato da Stratos il greco. Gli altri artisti sogghignavano: «Che cosa può fare il greco con quel misero sacchetto di polvere?». Tutti i partecipanti al concorso furono rinchiusi per varie settimane nelle sale del palazzo reale. Una sala per ogni artista. Nel giorno stabilito, il Re cominciò a esaminare le opere degli artisti. Ammirò i meravigliosi dipinti dell'indù, i modelli in creta colorata dell'armeno e le statue dell'egiziano. Poi entrò nella sala riservata a Stratos il greco. Sembrava che non avesse fatto niente: con la sua polvere minuta, si era limitato a smerigliare, levigare e lucidare la parete di marmo della sala. Quando il Re entrò poté contemplare la sua immagine perfettamente riflessa. Naturalmente, Stratos vinse il concorso. Solo uno specchio poteva soddisfare pienamente il Re”.

I frutti della settimana sociale

Tanta è la voglia di apparire, tanto è egocentrico il Re che non gli sarebbe bastata alcuna immagine raffigurante se stesso. L'artista greco aveva intuito bene e giocò di astuzia, mettendolo davanti allo specchio, dove si poteva adorare come un vero idolo. Il Re, in fondo, rappresenta questa società e questa Politica individualiste, che mette al centro sempre le proprie voglie, non certo il bene di tutti e per tutti. La settimana sociale, invece, voleva proprio questo: rimettere al centro il gusto di una politica vera, aperta, libera da condizionamenti, tutta tesa al tema del lavoro. Le buone pratiche, a lungo esaminate, hanno offerto un’Italia operosa, già in cambiamento, capace di guardare oltre la crisi. Anzi, imparando proprio dalla crisi, a non fidarsi mai delle apparenze o della semplice cassa integrazione. Occorrono, però, comunità libere e partecipative, non autoreferenziali. Il vescovo Santoro, presidente della Settimana, ci ha fortemente esortato proprio a questo impegno di cattolici, per avere una rilevanza pubblica, partendo però dai germogli già presenti nel sociale. In ogni diocesi, vi sia dunque un nucleo di persone che pensano, raccolgono, indicano, denunciano. Sempre attivando quel metodo sinodale, che è stato il frutto più prezioso della stessa Settimana sociale. Tutto si realizzi sotto l’alba nuova di quanto ci ha consegnato anche Papa Francesco: “Tutto sia guidato dalla coscienza e dai principi di sussidiarietà e di solidarietà”.

mons. GianCarlo Bregantini