Sulle tracce di don Milani

Un pomeriggio di riflessione e confronto sul sacerdote che avviò la scuola di Barbiana.

Le riflessioni su don Milani nel pomeriggio del 6 giugno nella sala Celestino V, ad opera dell’ arcivescovo padre Giancarlo, della responsabile dell’ufficio scuola Linetta Mazzilli Colavita (diocesi di Campobasso-Bojano) e di suor Maria Rosaria Sorce hanno risvegliato nei presenti ammirazione per un testimone del nostro tempo e del suo impegno a favore della giustizia, del diritto e della dignità del povero. I poveri infatti non hanno gli strumenti per affermarsi nelle loro peculiarità, solo lo studio, la cultura fornisce loro la possibilità di diventare collaboratori del bene comune e della vita sociale. Sulla sua tomba si legge: Fai strada ai poveri senza farti strada! Don Milani si spoglia intellettualmente delle sue ricchezze interiori, anzi le usa al servizio del povero rendendolo protagonista.

Nel 1967 scrive “Lettera a una professoressa”, un testo indirizzato ad un’insegnante della scuola di Barbiana. La provocazione di don Lorenzo Milani: Dio fa nascere gli svogliati e cretini nelle case dei poveri? Da questa occasione nasce un’immagine amara e realistica del mondo della scuola che sembra funzionare “ solo per i ricchi”. La caratteristica della lettera consiste nel fatto che è stata scritta con la collaborazione dei ragazzi stessi. Nella lettera arricchita da un’appendice costituita da tavole statistiche e documenti come prova delle affermazioni contenute nel testo, i ragazzi descrivono la cosiddetta scuola dell’obbligo dove si verifica la selezione che, naturalmente, colpisce con maggior frequenza i figli degli operai e dei contadini.

L’opera riflette l’esperienza sociale e didattica di don Milani che fonda una scuola popolare in risposta ad una scuola selettiva che non promuove un apprendimento individualizzato e orientato ai bisogni educativi specifici come si dice oggi e così come indicato nel quadro normativo. Alcuni termini usati come “ cretini, svogliati” sono forti ed anche offensivi, ma non lasciano dubbi sulla mentalità dell’epoca e non solo dell’epoca. Infatti ci chiediamo a distanza di 50 anni se le cose sono realmente cambiate o se almeno sia in atto un cambiamento. La lettera infatti parla di metodo di valutazione che genera ingiustizia e propone una scuola nuova dove non si bocciano i “cretini” perché come riportano nell’opera, agli svogliati basta dare uno scopo. Questo metodo già adottato a Barbiana, dovrebbe proporre una scuola veramente giusta, dove si realizzi un’eguaglianza socio-culturale, in cui rientrino anche i ragazzi diversi. Tutti gli alunni sono infatti diversi, non solo perché ogni persona è diversa da un’altra, ma perché gli apprendimenti sono diversi, le situazioni sociali che vivono sono diversi, ma soprattutto perché gli svantaggi possono riguardare un breve periodo durante il quale le opportunità offerte servono da supporto per il superamento degli ostacoli.

La scuola oggi penso stia percorrendo la strada che ha come obiettivo la centralità dell’alunno e dei suoi bisogni formativi e i docenti siamo investiti di un compito impegnativo: la crescita umana delle generazioni future. La scuola di don Milani non si fa da soli, ma in collaborazione con gli altri, quindi la necessità di buone relazioni. L’intuizione di scuola di don Lorenzo Milani induce ancora oggi ad una riflessione che rimarrà sempre aperta e mai completamente conclusa.

Lucia Terzano