Torniamo a Betlemme, fratelli

Un altro Natale è ormai prossimo e noi lo accogliamo con trepidante ansia, che è un retaggio della nostra remota infanzia, e al tempo stesso con la disillusione amara per i tanti ideali che vanno sempre più scomparendo a causa del diabolico prevalere nella nostra società, delle passioni più insane, delle guerre sempre cruente e del terrorismo dilagante. Noi, che siamo cresciuti nel culto dei miti più sacri, delle tradizioni più antiche e degli affetti più elevati, ci ribelliamo a tanto prepotere del male e troviamo rifugio in tutto ciò che ci lega indissolubilmente agli anni irripetibili dell’infanzia lontana, quando la nenia dei pifferai dinanzi alla grotta di Betlemme aveva per noi il sapore inconfondibile e sacrale della poesia del Natale. E' con questo animo tutto ancora pervaso di gioia per il ritorno del Natale che voglio rivolgere a tutti le attestazioni del mio affettuoso sentire con l’augurio rinnovato di ogni bene per la sacra ricorrenza che si avvicina e di accingerci a celebrarla con l’attesa che si nutriva un tempo.

Dimentichiamo allora questo nostro presente ammorbato dal fungo della prevaricazione e dei più abietti interessi che hanno ormai piena ed ingorda cittadinanza anche in tante “stanze dei bottoni" e uniamoci spiritualmente per un coro nostalgico elevato fino al Cielo a chiedere l’alta e paterna benedizione dell' Altissimo che si è fatto uomo come noi in tempi molto lontani per narrarci la favola eterna della nostra Eternità spirituale e per noi ha affrontato la crocifissione sul Golgota. Ecco, dunque, il perché del mio messaggio augurale. Passano i millenni, buia è la notte del tempo, ma quell' umile capanna è ancora lì, ben piantata nella roccia, a ricordarci un antico, eppur sempre nuovo miracolo d 'Amore di Dio Creatore che vuole nascere al mondo per noi tutti. Oggi, tutte le ardite costruzioni che l 'uomo realizza tentano di arrivare verso il Cielo, ma poggiano sulla sabbia; grande è l’impegno dell'uomo moderno, ma arido è il suo cuore e vano ogni sforzo. Torniamo a Betlemme, fratelli! Torniamo a costruire sulla roccia! Recuperiamo il senso pieno del nostro esistere e del nostro essere. Ritroviamoci tutti insieme accanto al Presepe, per riscoprire il grande, enorme valore di quella notte lontana, che eternamente si rinnova per gli uomini di buona volontà! Buon Natale.

Gino Pecorini