Un percorso silenzioso incontro a Gesù che nasce

Il tempo di Avvento è sempre caratterizzato da nuovo entusiasmo, da nuova volontà di agire, da nuovo bisogno di andare verso il Signore. Avvento viene dal latino ad-ventum, che significa (andare) verso chi è venuto. L’attesa non è quindi dell’uomo che aspetta Dio che viene, ma è di Dio che aspetta la determinazione dell’uomo a cominciare o a intensificare la propria partecipazione al progetto di Dio. Il Natale ha senso se il cammino nuovo coinvolge insieme Dio e l’uomo. Il Natale riguarda l’inizio o la crescita di un amore, quello tra Dio e l’uomo. Non ha senso che io gioisca per la nascita di Gesù, e per la nuova avventura che egli intraprende con l’umanità e con me stesso, se poi io lo disconosco e non mi sento coinvolto dalla sua venuta nel mondo. Non ha senso che io gioisca se non mi commuovo di fronte ai segni della sua nascita, se non mi predispongo a leggere e ad ascoltare le sue parole, dai balbettii dell’infanzia sino alle esternazioni dei momenti della croce.

L’Avvento è sempre l’inizio di un cammino entusiasmante, straordinario, perché umano e divino insieme: l’uomo scrive la propria autentica storia e si fa protagonista della storia di Dio. La percezione di essere in comunione con Dio è immediata: bisogni sopiti e nuove esigenze si fanno largo nei meandri della mente e della intelligenza e vanno ad occupare i primi posti tra gli interessi quotidiani dell’uomo. Bisogni di un linguaggio nuovo, di parole nuove o di significati autentici da recuperare, bisogni di comunicazione e di dialogo, di apertura e di accoglienza, bisogni di distruzione di modelli di vita bugiardi, bisogni di amore, di tenerezza, di calore, di parole giuste, bisogni di pace, quella del mondo sociale e quella che raggiunge i momenti più intimi della vita, bisogni di crescere con coraggio, nella fede, nella speranza e nella carità.

L’Avvento ha la forza di trasformare la vita di ogni uomo, perché appropriarsi della propria autentica identità è un passo decisivo per l’immersione, da protagonista, nel progetto di salvezza universale. Il Signore aspetta, è in ansia e gioisce quando un solo uomo entra e fa suo lo spirito dell’Avvento. Egli conosce la condizione dell’uomo dei nostri tempi, triste, miope e pieno di paure: la paura del terremoto, la paura delle piogge e delle inondazioni, la paura delle malattie delle piante, la paura del terrorismo, la paura delle uccisioni facili, tra gli stessi componenti di una famiglia, la paura della povertà economica, la paura delle ingiustizie, la paura delle violenze, la paura dell’educazione sbagliata e scorretta, la paura delle istituzioni che negano i valori della persona, la paura degli ospedali incapaci di guarire, la paura dei gruppi che delinquono, la paura del lavoro sempre carente, la paura dello straniero, la paura dei processi di integrazione, la paura del degrado morale, di origine sociale e politica, la paura dell’indifferenza, la paura della mancanza di fede, la paura della perdita della speranza, la paura dell’annientamento della carità, la paura, gravissima, dell’amore e della tenerezza umana. Non sono finite le paure dei nostri tempi, ce ne sono tante altre.

E’ allucinante il quadro delle paure umane, e allucinanti sono le sofferenze che spingono gli uomini a cedere alla logica della indifferenza e del sonno. I passi evangelici dell’ Avvento richiamano al coraggio, alla forza, alla fiducia, sono pagine dell’antipaura, della certezza e della vittoria finale. Gesù dice con forza: ”Vegliate” e “Fate attenzione”. Vegliare e fare attenzione sono i verbi di chi non cede alla distrazione e si adopera perché la propria mente sia sempre lucida nel guardare e valutare i segnali che il mondo trasmette spesso con chiarezza ma molto più spesso con metodi subdoli. La mente sonnecchia e “galleggia” quando è privata delle proprie risorse e delle proprie virtù, quando è considerata incapace di creare, di progettare, di promuovere, di cambiare, di accogliere le novità di ogni genere; la mente sonnecchia quando è sovrastata da pressioni che la debilitano e la sfiancano, sonnecchia quando il linguaggio posseduto è frutto di ideologie e di assolutizzazioni politiche o sociali o economiche; la mente sonnecchia quando sceglie di non andare oltre la dimensione della orizzontalità e rifiuta ogni forma di trascendenza e di sapere metafisico; la mente sonnecchia quando cede a modelli di vita e ad atteggiamenti egoistici, spesso colorati di violenza e di sangue di innocenti; la mente sonnecchia e dorme quando si chiude al bene e all’amore. Gesù dice di vegliare, di fare attenzione a tutte queste condizioni che sono contrarie alla vita che è progressiva conquista della unitarietà, della universalità e del bene comune.

Tutte queste condizioni sono causa determinante dell’annichilimento della ragione umana, delle sue risorse e le sue virtù, quelle che tendono alla composizione dei bagagli conoscitivi di origine fisica e quelle che aprono alla metafisica e fanno cogliere e contemplare il volto di Dio. Gesù invita a dare più anima alla vita, alla vita integrale e alla piena realizzazione di tutte le potenzialità di cui la ragione è in possesso. Gesù invita alla piena operosità, ci vuole impegnati a preparare progetti, a fare valutazioni e continue selezioni, e dare corpo a tutte le sollecitazioni che inneggiano e preparano la giustizia, la comunione e la fratellanza universale. Vegliare ed essere attenti nel pensiero e nelle azioni, questo vuole Gesù, e non solo nel periodo dell’Avvento ma in tutto l’arco dell’anno e della vita. Vegliare ed essere attenti sono risorse essenziali di persone in cammino, determinate nel rifiuto della ignoranza, della superficialità, del silenzio, nel rifiuto di quanto deriva dai fumi del male e dell’egoismo umano. Qualcuno in passato ha indicato nel messaggio di Gesù un qualcosa che induce al sonno i popoli, come l’oppio; certo questa valutazione denota l’ignoranza dell’autore dell’argomento giudicato.

Il Cristianesimo è la religione della vita, della vita piena e non del dormiveglia e del galleggiamento. Vegliare e fare attenzione vuol dire avere i piedi per terra e nello stesso tempo superare la dimensione della storicità, la dimensione del tempo presente, e guardare in alto ove si coglie la luce della eternità e si capisce il senso della nascita di Gesù Cristo, si capisce la ragione della sua morte in Croce e della sua resurrezione. L’Avvento è una avventura di gioia in quanto è conquista del proprio essere uomini e del proprio appartenere alla vita di Dio.

Egidio Cappello