“Voglio fare la Sua volontà”

Davide Picciano, giovane seminarista molisano, racconta come ha risposto alla chiamata di Cristo e il suo percorso vocazionale in seminario.

Quando Dio chiama lo fa come farebbe una madre. Con voce dolce, carezze tenere, abbracci che scaldano e infondono sicurezza. Perché Dio non forza mai i desideri e non li soffoca. Bussa al cuore e, proprio come farebbe una madre, aspetta. Con pazienza e silenzi riempiti di presenza. In questo fare semplice e profondo, che tocca la vita e la cambia per sempre, ben si riconosce Davide, giovane seminarista molisano, da quattro anni in seminario a Chieti. Davide oggi ha 23 anni, ma il tocco della mano di Dio che bussava alla sua porta, lo ha sentito molto presto. “Frequentavo le scuole elementari quando ho avvertito per la prima volta la chiamata del Signore. Ero attratto da Lui e frequentavo assiduamente la santa messa e la preghiera comunitaria. Dopo la prima comunione ho iniziato il mio servizio all’altare e don Giuliano, allora parroco nella chiesa di San Lorenzo a Busso, mi chiedeva spesso se volessi consacrare la mia vita al sacerdozio. Io però a queste domande sfuggivo, anche se dentro di me sapevo di voler diventare prete”.

La vocazione accolta

Davide prosegue la scuola, la sua vocazione intanto cresce e, in terza media, si confida con don Giuliano. Non ne parla in famiglia o con un amico. Decide di raccontare questa sua “mozione”, come lui stesso la definisce, ad un ministro di Dio perché “lui, vivendo il sacerdozio in prima persona, avrebbe potuto meglio comprendermi e aiutarmi”. Col cuore colmo di gratitudine per questo dono e confortato dal sostegno del suo parroco, Davide intraprende gli studi al liceo classico di Campobasso e prosegue la sua vita. “Sono cresciuto in una famiglia cattolica - dice - con due genitori che hanno dato a me e a mio fratello minore tutti i rudimenti della fede cattolica, ma non più di tanti miei coetanei. Quello che sentivo non era indotto dagli insegnamenti ricevuti, non era una suggestione, ma molto di più”. Conseguita la maturità classica Davide decide di aprire il suo cuore anche alla sua famiglia e confida ai genitori la sua intenzione di entrare in seminario. “Devo dire la verità - racconta - non ho mai trovato muri, né nei miei familiari né nei miei amici e compagni di classe. Qualcuno a volte si è mostrato un po’ curioso, ha fatto domande, questo sì, ma la mia scelta è stata accolta con serenità, anche perché l’avevano intuita tutti”.

Il percorso in seminario

Davide conclude i suoi studi e segue gli incontri vocazionali con l’arcivescovo Bregantini e la pastorale vocazionale nella casa di fra Immacolato Brienza a Campobasso. Quegli incontri danno nutrimento alla sua vocazione. La sacra scrittura lo interroga e lo aiuta a fare discernimento così, supportato da mons. Bregantini e da don Peppino Cardegna, allora responsabile della pastorale vocazionale, il 13 ottobre 2013 Davide entra in seminario. Inizia da qui un percorso fatto di maggior consapevolezza, di studio, di vicinanza più forte a Dio e alla vita comunitaria. Davide racconta delle sue giornate in seminario con grande spensieratezza e al contempo serietà e maturità. Certo, la vita in seminario è scandita da ritmi ben precisi, che si susseguono uguali, ogni giorno, ma dà anche la possibilità di coltivare le relazioni con i propri affetti e spazi personali, fatti di preghiera, condivisione e svago. “La mia giornata inizia presto, intorno alle 6,15. Prosegue con l’ufficio delle letture in cappella, la santa messa, le lodi, la colazione, le lezioni, l’ora media e il pranzo. Il pomeriggio ognuno organizza il suo tempo come meglio crede. Io leggo, studio, mi dedico all’incontro con gli altri. Alle 18,30 torno in cappella per le meditazioni, il santo rosario e la recita dei vespri. Dopo cena si vive maggiormente la dimensione comunitaria. In seminario possiamo coltivare le nostre passioni, fare sport. Io ho imparato a suonare l’organo e organizziamo anche tornei di calcetto. Quando non abbiamo impegni di seminario possiamo uscire, ovviamente avvertendo un compagno o un superiore, proprio come si fa in famiglia. E poi riceviamo liberamente visite da amici e parenti che restano a pranzo con noi”.

I ganci in mezzo al cielo

Negli anni sono diverse le figure di sostegno che Davide ha incontrato sulla sua strada, quei ganci in mezzo al cielo, come cantava Baglioni, che lo hanno sostenuto, consigliato, incoraggiato. “Mons. Cilli, ex rettore del seminario, don Antonio, adesso nuovo rettore, i miei compagni, mi hanno aiutato ad allargare lo sguardo della mia vocazione e a superare qualche momento buio o di incertezza”. Davide tiene molto a sottolineare l’aspetto comunitario della vita di seminario. “Noi siamo come gli apostoli, che ricevettero la chiamata ad essere collegio apostolico e credo che il sacerdozio sia un ministero da vivere in maniera comunitaria”.

Cristo dà tutto e non toglie nulla

Se si domanda a Davide a cosa abbia dovuto rinunciare per dire sì al Signore, lui risponde con una frase di Benedetto XVI “Cristo dà tutto e non toglie nulla”. L’ha sperimentato in questi anni. “Temevo che entrare in seminario mi avrebbe fatto perdere famiglia e amici. Non ho perso né l’una né gli altri, ma la mia vita si è arricchita di una nuova famiglia: la mia comunità di seminario”.

I giovani e la Chiesa

È complicato analizzare il rapporto che oggi i giovani hanno con la Chiesa perché spesso la vedono come un’istituzione antiquata e contraria alla modernità. Ed è proprio questa fetta di umanità che per Davide rappresenta il soggetto presente e futuro dell’evangelizzazione. “Bisogna avvicinarsi ai giovani con cuore paterno - afferma - attenzione, delicatezza. Con la propria testimonianza di fede e di vita e invitandoli a fare la loro esperienza personale di Dio. Vieni a conoscere Gesù. I giovani oggi chiedono alla Chiesa risposte di senso. Noi, seminaristi e sacerdoti, siamo semplicemente dei tramiti per avvicinare le persone a Cristo. A noi chiedono confronto, conforto, esempio. Quel valore aggiunto, che altrove non trovano e che si chiama Gesù”.

Il dono più grande

I regali di Dio sono sempre grandi e preziosi. Ognuno ne può cogliere i frutti nel suo quotidiano e sfogliando a ritroso le pagine della sua storia. Anche Davide, guardando a questi anni, testimonia quanti doni il Signore abbia elargito alla sua vita. “La cosa che più mi ha arricchito in questi anni di seminario è stata la crescita spirituale. Nei sacramenti, nel silenzio, nell’adorazione, ma soprattutto nella preghiera personale. Frequentare più assiduamente e intimamente il Signore mi ha aiutato a preservare la mia vocazione. Tutte le sere Lo ringrazio per questo dono e Gli chiedo di conservarmi sempre con lo stesso ardore”.

Fare la Sua volontà

Davide è un giovane come tanti, che coltiva la sua vita e i suoi desideri, guardando al futuro con gli occhi della fede. E come tutti i giovani, anche lui ha nel cuore un desiderio più grande degli altri: continuare a fare la volontà di Dio. “Tra qualche anno, se il Signore vorrà, diventerò sacerdote e sarò un Suo ministro nel mondo. Vorrei essere un ponte tra Lui e il prossimo, incarnare appieno la vera missione sacerdotale: portare a Cristo e non a se stessi. Essere un ingresso, pronto a ritirarsi, compiuto il suo dovere. Sull’esempio di Santa Teresa D’Avila: “Come una scopa che viene riposta dietro la porta quando non serve più”. E ai giovani che incontrerò, continuerò a ripetere: “Pensa alla cosa più bella per te: ecco, Gesù lo è ancora di più”.

Fabiana Carozza